Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi per lavorare


Rassegna stampa

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Autorizzazione del Tribunale di Monza n 501 del 31/01/1985. Direttore responsabile: Corrado Marelli. Editore: Brianza Domani – Libera Associazione Culturale e di Iniziative Sociali: Autorizzazione del Tribunale di Monza n 501

 

 

Il ponte dell’incrocio ferroviario che collega e divide

POSTED BY: CORRADO MARELLI 24 LUGLIO 2018

Come avevamo preannunciato, ritorniamo sulla proposta urbanistica protocollata da Enrico Radice e dall’architetto Gianluigi Vitali il 24 maggio scorso, perché contiene osservazioni di grandissimo interesse per lo sviluppo (urbanistico e viabilistico) della nostra città.

C’è infatti un’ampia parte dedicata a quello che loro chiamano (ma non è) “ul punt del Seves”: il doppio ponte dell’incrocio ferroviario lungo via L. Busnelli sul collegamento Meda-Seveso tra il vecchio campo sportivo e il ciclodromo.

E’ un ponte malmesso, già a suo tempo “puntellato” per le precarie condizioni di stabilità, che tanti problemi crea alla viabilità sia perché l’asse stradale non è parallelo a quello ferroviario, con obbligo di senso unico alternato semaforizzato, sia perché la sua altezza è inferiore a quella del ponte ferroviario affiancato (come si vede bene dalle foto in basso).

Osserva Radice: “Il Comune di Seveso sta seguendo la progettazione della prevista ricostruzione ferroviaria FNM per il raddoppio del ponte ferroviario; il Comune di Meda sta facendo altrettanto?

Per assurdo, fra tre anni, potremmo vedere ricostruito e ampliato il ponte ferroviario abbinato al relitto del vecchio ponte malmesso, storto, che impedisce il transito di automezzi di una certa sagoma e che diversamente dovrebbe essere un efficace collegamento tra i Comuni di Cabiate, Meda, Seveso”.

Nelle osservazioni aveva scritto: “In tema di opportunità migliorative della viabilità, si rende necessaria l’attenzione anche agli sviluppi del progetto FNM di raddoppio dei binari della tratta Seveso-Camnago e Seveso-Stazione di Meda.

Le iniziative di integrazione tra i diversi sistemi di trasporto già in essere o a divenire, (evidenziate nel convegno “La mobilità del futuro” promosso da FNM e L’Economia del Corriere della Sera dell’11 aprile 2018) interessano anche il livello locale per i pendolari e la convivenza con la linea di cui sul nostro territorio si prevede il raddoppio.

Dopo l’approvazione del Consiglio Comunale di Seveso di giovedì 15.03.2018, FNM/Regione Lombardia prevedono nel 2019 l’inizio dei lavori per la tratta dalla stazione di Seveso al confine di Camnago di Lentate s/Seveso; lavori di cui si prevede l’ultimazione nel 2021.

Il crono programma del raddoppio ferroviario prevede come secondo step dei lavori il tratto dal passaggio a livello di via San Carlo (San Pietro) alla stazione ferroviaria di Meda con l’impegnativo rifacimento del ponte su cui transita anche il doppio binario di FS e sotto il quale scorre la via Busnelli di collegamento tra Seveso-Meda.

Con l’indispensabile opera sul tratto stradale, si conseguirebbero:

A) abbassamento del tratto finale del piano stradale di via Busnelli all’altezza del piano ferroviario,

B) una regolare viabilità intercomunale per i due sensi di marcia parallela alla ferrovia Cabiate-Meda-Seveso, con l’eliminazione dell’impianto semaforico oggi necessario per lo stretto ponte fuori asse

C) una nuova altezza m 4,5/5 del ponte che consentirà anche il normale passaggio di autocarri commerciali e dei pullman delle squadre ospiti dirette al Centro Sportivo Città di Meda.

D) la riacquisizione “di appartenenza” del quartiere di San Pietro alla Città di Meda

E) per l’intero territorio, un valido ed indispensabile percorso alternativo da e per lo svincolo della superstrada SS35″ . (Enrico Radice, 24 maggio 2018)

Corrado Marelli (3, fine)

Riferimenti e Collegamenti:

Medinforma / “Una proposta urbanistica focalizzata sulla Cassina” (8 giugno 2018)

Medinforma / “Il programma strategico di FNM, l’Alptransit e LuMiMed” (Lugano-Milano-Mediterraneo)” (16 giugno 2018)

 

Intervento:

Sindacato SOU    (25 luglio 2018 at 16:48)

Rovina e desolazione su un territorio che da decenni dovrebbe essere un paradiso

A prescindere, non ci sono parole per definire una politica-urbanistica stradale del genere, in un territorio come la Brianza. Le fabbriche e grandi flussi veicolari, non esentano di tenere il territorio con estetica e gusto. Non si dica che siano mancate le risorse finanziare, perché decenni addietro questa Regione ebbe un governatore religiosissimo che fece “man bassa su tutto”, tant’è vero che la Giustizia contemporanea (2017) l’ha definito “spregiudicato”. Qui a parte l’azione della Magistratura (noi non siamo d’accordo che questa si occupi delle malefatte della Politica Istituzionale Pubblica eletta dal Popolo: la Politica Istituzionale Pubblica, va controllata, indagata, processata e condannata – con deliberati unanimi – da un’apposita Commissione Etica del Parlamento, eletta dai cittadini), diciamolo pure: al popolo sovrano non gliene frega nulla che un politico istituzionale pubblico dal proprio operato pubblico ci faccia uscire un appartamento o una barca se dalla propria gestione ci uscissero grandi opere a beneficio e benessere dei cittadini (tolleranza zero non dà guadagno). Invece, avanti con la politica del “amministra-amminestra”. E’ da analizzare bene se la mala-gestione della Cosa Pubblica da parte di molti politici istituzionali pubblici (nazionali e locali) sia da addebitare loro come imbecillità o spregiudicatezza!

O.S. Sindacato SOU -U.L.R.S. 7-MEDA

 

 

 

 

Per il cimitero possibili più soluzioni

https://www.medinforma.info/2018/09/14/per-il-cimitero-possibili-piu-soluzioni/

POSTED BY: CORRADO MARELLI 14 SETTEMBRE 2018

Il crollo del ponte Morandi a Genova ha fatto emergere due diverse sensibilità fra le forze politiche del governo nazionale a proposito delle concessioni affidate ai privati (o “privatizzazioni” che dire si vogliano): una Lega più favorevole e il Movimento 5S più contrario. Giancarlo Giorgetti ha anche affermato di essere consapevole che i 5stelle hanno un animo più statalista della Lega.

Le concessioni o privatizzazioni però non sono solo quelle statali. Sono una soluzione adottata anche a livello locale per affrontare impegni di spesa che il Comune non potrebbe sostenere con i propri mezzi.

Ricordiamo l’ampliamento delle scuole di via Garibaldi realizzato in “project financing” dalla GiEmme Ristorazione.

Ora Meda ha il problema del Cimitero.

Meda non è la sola ad avere questo problema. Abbiamo letto di un analogo problema a Bovisio. Le soluzioni adottate dai due comuni (entrambi amministrati da giunte di Centro-dx) sono però molto diverse, come si può rilevare dai seguenti articoli:

 

Sintesi delle notizie (da l’altra stampa)

A Meda:

Nella seduta consiliare di martedì 31 luglio, in cui si è discusso del Dup (Documento Unico di Programmazione), il consigliere Paolo Tagliabue della lista civica Gianni Caimi Sindacò è intervenuto sul camposanto: «I vialetti sono rovinati, gli scarichi non funzionano e il verde è poco curato. Mi auguro dunque che nel documento ci sia spazio per il cimitero».

«Conosciamo la situazione, ma l’ampliamento del cimitero è la nostra priorità. Dovremo vedere se servirà farlo già nel 2019 oppure se grazie alle estumulazioni riusciremo ad arrivare almeno fino al 2020 senza intervenire», spiega il sindaco Luca Santambrogio.

Infatti è stato finanziato il progetto di estumulazioni per circa 100mila euro e alcuni spazi verranno quindi recuperati con questo intervento: oltre venti le salme da estumulare.

«Sappiamo che la situazione attuale del cimitero non è delle migliori. – conferma il primo cittadino – Mettere mano a tutti i vialetti rappresenterebbe un costo davvero esorbitante. Per questo motivo una delle ipotesi è il rifacimento del viale centrale, compresa la fognatura, e del ritorno alla ghiaia per tutte le altre zone». Anche se il primo cittadino non la ritiene una priorità: «In scala gerarchica viene senz’altro dopo l’ampliamento del camposanto. Ora dovremo valutare quale zona allargare. L’ultimo intervento di ampliamento del cimitero risale al 2006. Un nuovo intervento sembra inevitabile».

 

Andrea Gariboldi (Giornale di Seregno, martedì 7 agtosto 2018)

A Bovisio:

L’Amministrazione comunale ha necessità di ampliare il camposanto realizzando interventi che l’ente farebbe fatica a sostenere, ragione per cui, prendendo esempio da altri Comuni che hanno già intrapreso questa strada, la giunta vuole esternalizzare la gestione ad una società che opera nel settore. Questa farebbe le opere richieste e in cambio incamererebbe le tasse per la sepoltura. I tempi prospettati dall’Amministrazione comunale per la futura gestione del cimitero attraverso un project financing sono quelli della pubblicazione del bando entro la fine di luglio in modo da poter procedere con l’affidamento a fine anno. L’Ufficio Tecnico sta valutando le migliorie da inserire nel bando. «Sono tante le cose da studiare attentamente – spiega l’Assessore ai Lavori Pubblici Paolo Bosisio – come la durata della concessione e i tempi di esecuzione dei lavori. Quando tutto sarà pronto pubblicheremo il bando in modo da avere il nome dell’azienda a settembre. Questa poi dovrà redigere il progetto esecutivo sulla base delle nostre richieste». Ovviamente l’operatore si occuperà di tutta la gestione del cimitero ma le tariffe verranno stabilite dall’Amministrazione comunale. «Con il project financing – dichiara Bosisio – andiamo a sistemare il cimitero per i prossimi decenni. Così facendo, chiunque governerà la città non dovrà andare ad affrontare una situazione di emergenza».

F. Cav. (il Cittadino, sabato 7 luglio 2018 pag. 23

Riferimenti e Collegamenti:

– Medinforma / “Verrà ampliato il refettorio alla materna Garibaldi” (27 novembre 2017)

– Medinforma / “Obiettivo principale i sottopassi alle FNM e priorità al Cimitero e alle scuole” (12 dicembre 2017)

– Medinforma / “Al cimitero lo spazio scarseggia” (17 luglio 2018)

 

Intervento:

Sindacato SOU (14 settembre 2018 at 8:48)

Cimiteri comunali: splendori e miserie, nonostante ti facciano pagare anche l’aria che respiri.

I Cimiteri – a parte certi modelli e si tratta di una questione di DNA, di personale all’altezza dell’espletamento dei servizi cimiteriali e senso del dovere – sono sempre stati carenti in tutto: dai sistemi fognari mancanti o addirittura non funzionanti, per cui lo scolo naturale delle acque piovane sono i cassoni interrati in aree di terreno adibiti a contenere i feretri, cosiddetti campi a pagamento (se è per finire così, meglio l’inumazione. cioè il feretro adagiato nella nuda terra, nel cosiddetto campo Comune a zero spese di concessione, ma poco usato nel nord Italia o comunque nelle piccole città); al non taglio dell’erba (ancora oggi, nel 2018, vi sono lamentele sui giornali dove viene denunciato da parte dei dolenti l’erba alta, tanto da coprire vialetti e tombe); abbandono della manutenzione dei manufatti (viali, vialetti, ecc…); infine per la maggiore, al carente, poco professionale e scansafatiche personale cimiteriale: dal Responsabile del Servizio di Custodia (l’ex famoso custode), ai Necroofi e seppellitori. In questo settore i comuni non hanno mai aperto specifici corsi post vincita concorso a seguito di esame teorico, nè hanno fatto particolari e specifiche selezioni (come fanno le imprese private laddove s’appaltano il servizio), ma ci si è sempre accomodati/appoggiati all’esperienza di vecchi custodi praticoni con il compito di coordinatori necrofori e seppellitori, il più delle volte improvvisati tanto da creare involontariamente dei veri vilipendi di cadaveri durante le operazioni di esumazioni (cavare dalla nuda terra i resti mortali) e di estumulazione (togliere i feretri da colombari, tombe di famiglia, cappelle e giardinetti; e, una volta aperte le bare, si constata la non mineralizzazione dei cadaveri, questi vanno interrati per 5 anni nel campo comune), causa scadenza e non rinnovo della concessione. Ma la maggior colpa di tutto questo “decadimento cimiteriale” va addebitata al personale cimiteriale o quanto meno ai loro diretti interni coordinatori (Responsabile del Servizio di Custodia), che non coordinano per menefreghismo, contenzioso con l’amm.ne comunale e molto spesso per la mancanza dello specifico abc di Polizia Mortuaria. Insomma, se nella maggioranza dei casi qualcosa brilla nei cimiteri, ciò è dovuto a monumenti / lastre funebri che adornano le sepolture a pagamento.

https://www.sindacato-sou.webnode.it – U.L.R.S. 7 Meda

 

 

Martedì, 11 Settembre 2018 - 18:25

I residenti esasperati per il degrado delle case Aler

 

POSTED BY: CORRADO MARELLI 8 SETTEMBRE 2018

Sintesi della notizia (da l’altra stampa)

I residenti nelle case Aler di via Colombara 57 da anni si lamentano per le condizioni fatiscenti e poca pulizia. Adesso si aggiunge anche il «caso» dell’appartamento dei coniugi Leonardo Ancona e Rosetta Guanziroli, perché «a febbraio nel garage sottostante il nostro alloggio erano state notate delle crepe e a un condomino erano finiti dei calcinacci in testa, pertanto avevamo immediatamente dato l’allarme e sul posto si erano precipitati gli agenti della Polizia locale, i vigili del fuoco e i tecnici del Comune e dell’Aler per valutare la situazione – spiega Ancona – Dopo le opportune verifiche, ad aprile erano stati demoliti i muri dei box, così adesso tutto lo spazio è rimasto aperto. Ma non solo, tutto il materiale rimosso è stato abbandonato a poca distanza nel prato ed è lì ancora adesso». La paura della coppia è di rimanere al freddo con l’abbassarsi delle temperature: «Tutte le tubature del riscaldamento sono in bella vista, a tratti danneggiate. E se quest’inverno dovessero ghiacciarsi?». «A giugno gli operatori Aler erano tornati per sondare il terreno e verificare il da farsi, ma siamo a settembre e ancora non si è visto nessuno». Alle loro lamentele si aggiungono quelle di altri condomini, ormai esasperati. «Sono stati sistemati i citofoni, ma in casa i cavi della corrente sono vecchi, i pavimenti tutti rotti, gli infissi rovinati», afferma Salvatore Mirra, a cui fa eco Giuseppa Prestìleo: «Ci sono crepe nei muri, non è giusto continuare a pagare l’affitto per abitazioni che cadono a pezzi». Umberto Brenna: «Gli edifici sono fatiscenti, sono malmessi anche i garage. Per non parlare degli scarsi servizi, come il taglio dell’erba, sembra di essere in una savana». L’Aler Varese-Como-Monza, tramite l’ingegnere Roberto Lenzo, responsabile dell’area tecnica, assicura che «sono state fatte le verifiche strutturali del caso e non ci sono problemi di sicurezza. Le crepe sono dovute all’assestamento dell’intero fabbricato. E’ in programma la sistemazione di quegli spazi, ma senza realizzare nuovi garage, dato che ce ne sono alcuni liberi. Verrà sistemata la pavimentazione, così come il soffitto e i pilastri. E le tubature dovranno essere impermeabilizzate. Provvederemo a mettere in agenda i lavori». Del caso si è interessata anche l’Amministrazione comunale. «Nonostante il complesso sia gestito dall’Aler, l’Ufficio tecnico ha dato la massima disponibilità per verificare che la sicurezza sia garantita e che gli interventi a carico di Aler vengano eseguiti», dichiara il vicesindaco Alessia Villa.

Monica Gregis (Giornale di Seregno, martedì )

 

Intervento:

Sindacato SOU (11 settembre 2018 at 12:11) 

Case popolari: gioie, dolori e danni

A prescindere, diciamo per diretta esperienza istituzionale, che al degrado e danni al Patrimonio Case Popolari in Italia hanno contribuito anche particolari cittadini-utenti, con atti di menefreghismo e vandalismo (per esempio: forzatura serrature dei portoni; rompere il casellari postali; imbrattare e rendere inservibili la pulsantiera degli ascensori; occupare spazi comuni addirittura con motocicli e biciclette rotte e rubate; interdire ad altri spazi comuni; manomettere il tetto per apporre apparecchiature per la ricezione di programmi tv; scrivere su muri – che alcuni psicologi-psichiatri e politici ideologizzati morbosamente definiscono tutto ciò arte / esternare il proprio io; – ecc. …. Segue non onorare, da parte di una consistente minoranza di cittadini-utenti, i calmierati canoni di locazione, nonchè le spese di amministrazione (le molteplici Aziende che gestiscono il patrimonio per conto di Regione / Comune, hanno affidato la gestione delle Parti Comuni ad Amm.ri di condominio privati. E qui nessun costo calmierato. Quale l’intento? Colpire gli utenti direttamente nei loro portafogli pagando il danno al prezzo di mercato libero, quello che pagano tutti gli altri inquilini/condomini di case appartenenti al Patrimonio Abitativo Privato). Morosità: il boom è dovuto a quei furbetti che preferiscono seguire la cosiddetta arte del michelaccio: mangiare, dormire e andare a spasso; arte invogliata da molta Politica e Burocrazia Istituzionale Pubblica. In questa nostra Repubblica fatta ad arte, abbiamo due tipi di povertà: quella reale (che poi, vista la Costituzione, non dovrebbe esistere) e quella ideologica, che è quella che prevale sulla prima in quanto produce consensi elettorali a quei tanti politici che dire senza etica è dir poco! Occupazione di unità abitative da parte di chi non ne ha diritto (in quanto proprietario o comproprietario di altra casa al paesello natìo e magari affittata; non gli spetta il subentro; ecc…) E con violenza (Sfondano la porta e la sostituiscono con altra con tanto di serratura (messa la porta, è fatta la “torta con la ciliegina”. Chi ricorda il famoso film neoralista “Il Tetto”, https://cinemaitalianodatabase.com/2017/11/01/il-tetto-1956-di-vittorio-de-sica-recensione-del-film? Films neoralistici tanto deprecati dal regime democristiano Anni ’50; ma altrettanto osannati dalle allora forze Progressiste). Qui le percentuali non riguardano solo gli emeriti vagabondi italiani e di altri Paesi della UE, ma anche i cosiddetti cittadini perbene. Comunque per esperienza diretta da parte di questa O.S. nazionale nata nel 2002 a Erba e che di questa problematica se ne è occupata, abbiamo verificato che il più delle volte la “scure” diligente di queste Aziende lottizzate da varie ideologie politiche , colpiva cittadini-utenti di case popolari in regola; il problema nasceva che chi doveva trasmettere gli atti all’Ufficio del Catasto Fabbricati per la dovuta denuncia di vendita /esproprio, ecc… non lo faceva, quindi facendo sempre risultare proprietario / comproprietario di fabbricato chi di fatto non lo era più, quindi aventi pieno diritto, se in regola con l’Isee personale/familiare, a stare in una Casa Popolare.

https://www.sindacato-sou.webnode.it / U.L.R.S. 7 – Meda

 

 

 

 

 

Storia di Meda

 

E’ morto il cav. Dante Elli

 

POSTED BY: CORRADO MARELLI  (2 SETTEMBRE 2018)

È mancato il cav. Dante Elli, classe 1924, da tempo residente a Lentate sul Seveso, ma depositario della memoria storica dei reduci medesi della prima guerra mondiale. Fu infatti lui a curarne per tanti anni, fino alla chiusura, la storica sede di via Edmondo De Amicis a Meda e poi a farsi carico della custodia di tutta la ricca documentazione che aveva diligentemente catalogato. Le sue testimonianze durante le celebrazioni del 4 novembre al Monumento dei  Caduti erano parte della miglior tradizione del ricordo e fu sua la donazione alla città di Meda della fotografia dell’inaugurazione e che fa bella mostra all’ingresso della sala Pertini del nostro Comune. Ora auspichiamo che nulla vada perduto del  suo unico e prezioso archivio. Le esequie domani, lunedì alle ore 10.30 presso Villa Cenacolo a Lentate s/S. (rdp)

 

Intervento:

Mario Guerrasio   (4 settembre 2018 at 0:17)

Tra vent’anni avremo una Meda fantasma, a meno che…

Meda (ma non solo) continua darci notizia di lutti. Morti dovuti ad età anagrafica, ma anche per mali inguaribili (su queste morti per malattia, ognuno dice la sua, molti influenzati da ideologia politica). Poichè questi lutti riguardano molto spesso personaggi storici/significativi di Meda, quali insegnanti, politici, commercianti, artigiani, esercenti, non si può che presagire che tra vent’anni avremo una Meda fantasma, in quanto sparirà ogni traccia di persone che l’hanno rappresentata nella sua storia e tradizione aventi a loro volta genitori nati agli inizi del 1900. Però non si può dire, magari qualcuno della generazione estranea a “Meda del passato” potrebbe in forma di revival rappresentarla degnamente. Ne abbiamo una prova dei Nuovi Legnanesi: strabilianti. La nuova Teresa (Provasio) e Mabilia (Dalceri) hanno superato i defunti Musazzi e Barlocco. Persino il marito di Teresa (Giovanni-Campisi) che nella regia Musazzi era “fuori scena”, ora calca brillantemente le tavole del palcoscenico trasformando lo storico duo in un fantastico trio! Succederà anche per Meda?

L’occasione mi favorisce per esternare questo mio mesto racconto.

“Margherita e l’estremo saluto”

In un piccolo paese dell’Europa Nord Occidentale viveva una bambina di 13 anni di nome Margherita; la bambina era molto particolare e soprattutto attenta alle problematiche sociali della sua comunità. Margherita quotidianamente il tempo che le avanzava – terminata scuola, pasti, igiene personale e le dovute ore di sonno – lo impiegava per presentare alle Autorità Municipali suggerimenti, critiche e petizioni; interventi sempre costruttivi e improntati al benessere dei suoi concittadini.

Un giorno un tema sociale le occupò totalmente la mente. Il tema riguardava il “momento del trapasso” dei suoi amati concittadini. Questa riflessione le piombò all’improvviso nella sua mente dopo la partecipazione al funerale di un suo vicino di casa per dargli il cosiddetto “mesto saluto”. Ad un tratto la sua mente riflettette sul fatto che quando qualcuno della sua Comunità lasciava la vita terrena, il mesto saluto era limitato a familiari e a qualche amico, rimanendo nel totale disinteresse della Comunità e delle Autorità Municipali ogni dipartita di concittadini, in quanto la dipartita era vista come un fatto personale.

Questa riflessione riguardante “il trapasso”, tenne la laboriosa mente di Margherita occupata per diversi giorni, tanto da accampare nella sua testolina che l’”estremo saluto” riguardava l’intera collettività e non andava relegato a un fatto circoscritto a familiari e amici del defunto.

Una mattina Margherita si alzò con una auto riflessione-analisi che riguardava l’appartenenza e il legame dei cittadini con la propria città, intesa come “comunità”: nascere, sposarsi e morire sono i tre momenti principali in cui si stabilisce o si modifica questo rapporto sociale. Se mancano i legami affettivi, si tende a perdere il senso di appartenenza, pur conservandone il bisogno (perchè l’appartenenza dà sicurezza e così facendo si ramificano altre appartenenze: dalla squadra di calcio alle forme associative, dalla militanza politica alle diverse forme religiose). Margherita proseguendo in questa sua profonda auto riflessione-analisi, prende ad esempio gli Indios sudamericani che allorquando nasce un figlio, accanto alla madre, assieme al marito ed ai suoi genitori ci devono essere anche gli Eletti dalla Comunità; questo a significare che il bambino sta per essere accolto dalla Comunità. E per la Comunità è molto importante che un bambino entri a farne parte e non sia invece solo un fatto personale. Ogni nascita è un arricchimento per la Comunità. Come la nascita, anche la morte non è “un semplice fatto personale”: è una perdita per tutta la Comunità cittadina rappresentata dal Municipio, la prima istituzione politica pubblica locale che rappresenta i cittadini. Ormai quel considerare la maggior parte degli eventi di vita quali fatti personali, ha fatto nascere l’indifferenza, rendendo l’un l’altro soggetti estranei. Margherita, consapevole che la felicità nessuno può darsela da solo, comprende che ricostruire l’attenzione e la sensibilità verso gli altri è cosa importante; che non sono certo i soldi a rendere più umana o più felice la vita di una città; che se non ci sono attenzioni e sensibilità per la vita e per la morte, difficilmente potranno esserci queste virtù in altri aspetti della vita. Infine a termine di questa sua profonda auto riflessione-analisi, Margherita conclude parafrasando il Manzoni riguardo il coraggio: la sensibilità se uno non ce l’ha, non se la può dare.

Margherita allora dall’ auto riflessione-analisi passò all’esternazione pubblica, quindi come atto pratico prese carta e penna e inviò una petizione all’Autorità Municipale, inserendo come premessa la sua auto riflessione-analisi, e altresì ricordando che il Municipio per ogni essere umano nato piantuma un alberello nel grande parco pubblico; che ad ogni matrimonio l’Autorità Municipale è presente, sposando e felicitandosi con gli sposi; mentre per la morte di un cittadino il Municipio è assente con qualsiasi tipo di iniziativa.

Margherita proseguendo la petizione, fa presente all’Autorità Municipale che l’Amministrazione Pubblica quale rappresentante dei cittadini, non può ignorare tra l’altro, che sono molti i cittadini che nascono, crescono e muoiono in solitudine; che allo loro dipartita vengono seppelliti senza l’estremo saluto da parte di chicchessia. Ecco che a maggior ragione l’Autorità Municipale non può mancare, non può mostrarsi indifferente. Detto fatto, Margherita passa ad una alla proposta fattibile che nella petizione articola in due punti. Nel primo, propone che alla morte d’ogni cittadino siano inviati ai familiari del dipartito telegrammi di condoglianze da parte dell’Autorità Municipale a nome di tutta la Comunità. Nel secondo, propone che ad ogni cittadino dipartito privo di familiari, sia dato l’estremo saluto attraverso necrologi murali e la presenza alla cerimonia funebre, di un Consigliere Municipale a rappresentare la Comunità.

Mario Guerrasio, Operatore internaz.le per la difesa di diritti sociali c/o ASO Br (Ago 2018) - Affiliata SOU

 

Intervento:

Corrado Marelli | 4 settembre 2018 at 12:43 |Intervento de Direttore

Nella sua favola, Mario Guerrasio svolge alcune considerazioni che mi sembrano molto importanti:
1) nascere, sposarsi e morire sono tre momenti in cui si stabilisce o si modifica il rapporto sociale di appartenenza e il legame dei cittadini con la propria città, intesa come “comunità”
2) l’appartenenza dà sicurezza (e così si ramificano altre appartenenze: dalla squadra di calcio alle forme associative, dalla militanza politica alle diverse forme religiose).
3) per la Comunità è molto importante che un bambino entri a farne parte e non sia invece solo un fatto personale. Ogni nascita è un arricchimento per la Comunità.
4) Come la nascita, anche la morte non è “un semplice fatto personale”: è una perdita per tutta la Comunità cittadina.
5) costruire l’attenzione e la sensibilità verso gli altri è cosa importante
6) non sono certo i soldi a rendere più umana o più felice la vita di una città;
7) se non ci sono attenzioni e sensibilità per la vita e per la morte, difficilmente potranno esserci in altri aspetti della vita.
Aggiungerei solo che anche lo stabilirsi in un determinato luogo (andarvi ad abitare) è un momento assimilabile alla nascita: fa crescere (arricchisce) la comunità e stabilisce un legame di appartenenza (o di rifiuto) per il nuovo arrivato, con quello che ne consegue (vedi sopra).

Corrado Marelli

 

 

“Si vis pacem, para bellum”?

POSTED BY: CORRADO MARELLI (22 LUGLIO 2018)

E’ un antico motto latino che significa “se vuoi la pace, prepara la guerra”, duramente contestato da personaggi come mons. Tonino Bello, fondatore di “Pax Christi” o da Gino Strada, fondatore di Emergency, che ogni anno partecipa alla “Marcia per la Pace Perugia-Assisi”.

Ma a ognuno il suo. Mentre la parrocchia di Meda accompagna quindici giovani medesi in un’esperienza missionaria in India, il Comune patrocina l’associazione (di Lurago d’Erba) “Studenti con le stellette”, perchè (alcuni ragazzi medesi?) possano “vivere una settimana in uniforme, conoscere i valori delle associazioni d’arma (a Meda è presente l’associazione ex-Carabinieri) e aumentino il proprio senso civico”. La vice sindaco Alessia Villa ha spiegato che “il Comune crede in questi valori”.

Sintesi della notizia (da l’altra stampa)

Una settimana di vita militare per insegnare i valori dell’esercito ai ragazzi di quarta e quinta superiore. Se tutto filerà liscio, lunedì 23 luglio, la Giunta approverà il patrocinio all’associazione di Lurago d’Erba “Studenti con le stellette”, che potrà così “reclutare” quei giovani che vorranno fare l’esperienza di vivere una settimana come se si fosse al servizio militare.

«I ragazzi potranno vivere una settimana in uniforme e imparare a svolgere molte attività – ha spiegato il vicesindaco Alessia Villa – Avranno l’opportunità di incrementare lo spirito di corpo, conoscere i valori delle associazioni d’arma, aumentare il proprio senso civico e di responsabilità verso se stessi e gli altri. Il Comune crede in questi valori, per questo vogliamo patrocinare l’associazione».

L’anno scorso l’associazione “Studenti con le stellette” ha svolto tre corsi nel periodo estivo alla Casa Militare di Turate, mentre il corso per cui è stato chiesto il patrocinio a Meda si svolgerà a Palazzo Raimondi dove ha sede la Fondazione Minoprio a Vertemate con Minoprio.

«La giornata degli allievi è scandita da precisi orari tipici di una scuola militare, tutta la giornata è programmata, nessun tempo morto se non quello di brevissime pause di riposo» si può leggere nelle pagine di spiegazione del corso giunte in Comune.

Non una passeggiata, ma con momenti più o meno utili. L’anno scorso gli studenti partecipanti hanno imparato le tecniche di rianimazione cardio-polmonare e l’utilizzo dei defibrillatori semiautomatici; si sono cimentati con esercitazioni pratiche insieme alla Protezione Civile; hanno partecipato a una gara di orienteering imparando a usare le bussole e altre strumentazioni topografiche; simulato un processo penale; visitato caserme; assistito a una lezione sul maneggio in sicurezza di un’arma da fuoco e partecipato alla lezione di tiro con armi giocattolo soft air.                                                                  

 Ivan Bavuso (il Cittadino, sabato 21 luglio 2018 pag. 15)

 

1° Intervento:

Redazione Medinforma- Il Direttore

La nostra opinione: c’è un passaggio nell’articolo di Ivan Bavuso che non ci convince molto: se la Giunta approverà il patrocinio, l’associazione “potrà reclutare” i giovani. Significherebbe che se la Giunta non approvasse il patrocinio, l’associazione “non potrebbe” reclutare i giovani? Ma l’associazione non è forse un’associazione privata, come tale libera di rivolgersi a chi vuole? E i giovani non sono forse cittadini liberi  di associarsi a chi vogliono? Lo stabilisce la Costituzione Italiana.

Dunque, non c’è bisogno del Comune, a meno che questi non voglia contribuire alle spese (la settimana costa 300 euro) di questi liberi cittadini perchè ritiene o di dover svolgere con questi mezzi un compito educativo o che la contribuzione con soldi pubblici porti un beneficio alla comunità medese.

Uso dei defibrillatori, esercitazioni di orienteering e di protezione civile vengono già svolti anche da altre associazioni medesi. Qui si aggiunge la divisa, la vita militare e l’uso delle armi. Dimenticavo: la sera, naturalmente, libera uscita.

Corrado Marelli

 

2° Intervento:

Sindacato SOU (25 luglio 2018 at 17:45)

Quel servizio di leva che snaturò la qualità di cittadino

A proposito di Servizio Militare. A prescindere, fu la Politica Progressista a dichiararne la “fine” (sospensione), causa molteplici atti di odiosa e avvilente sopraffazione da parte della Politica e Burocrazia (Stato: gerarchia militare) istituzionale Pubblica Conservatrice a danno di giovani cittadini, membri dell’istituto della Sovranità Popolare. Il Servizio di Leva (sospeso) fu un ennesimo olocausto di questa Repubblica. Ci si domanda ancora oggi come è possibile in una Repubblica democratica, dove vige l’Istituto della Sovranità Popolare, concepire un Servizio di Leva come quello messo in opera nel 1948 e sospeso giuridicamente nel 2004. Se ci devono essere dei servi per questa Patria, tradita e vilipesa dal 1948 da molti che dovevano onorarla soprattutto perché pagati lautamente per farlo, questi non sono / non possono essere i Cittadini (membri del Potere), ma la Funzione (Politica e Burocrazia). Si ritorna a ricordare una cosa: i cittadini con il voto non consegnano la propria sovranità, ma Funzioni pro tempore!

Prima di dare questo “abc” fasullo ai giovani cittadini, riproponiamo l’abc di Potere e Funzione, Popolo Sovrano e Rappresentanti del Popolo; Politica Istituzionale Pubblica (nazionale e locale) e Burocrazia nazionale (Stato). Si ritorna a ricordare che i Cittadini con il voto, non consegnano la loro sovranità, ma assegnano Funzioni pro tempore. Ogni bene pubblico, mobile e immobile, è di proprietà del popolo, non della Politica e Burocrazia Istituzionale Pubblica, che sono solo degli Amministratori pro tempore pur se distinti.

O.S. Sindacato SOU – U.L.R.S. 7 -Meda

 

 

 

A quando anche in viale Francia e in via Busnelli?

https://www.medinforma.info/2018/08/06/a-quando-anche-in-viale-francia-e-in-via-busnelli/

POSTED BY: CORRADO MARELLI (6 AGOSTO 2018)

 

Per incuria, la protezione (FNM) non protegge più. Nel tardo pomeriggio di lunedì 6 agosto la recinzione di protezione della ferrovia in via Trento si è rovesciata sull’asfalto della via, fortunatamente senza investire nessuno (come sarebbe stato possibile). E’ prontamente intervenuta la Polizia Locale per un sopralluogo, ma è anche evidente che si tratta di mancata manutenzione da parte delle Nord (Regione Lombardia), già segnalata nel 2014. Avevamo peraltro già documentato un fatto analogo nel 2009 in vicolo Luigi Rho. C’è solo da aspettarsi che accada prima o poi anche in viale Francia e in via Luigi Busnelli, dove la recinzione è stata installata contemporaneamente a via Trento e le condizioni di manutenzione sono analoghe. Si tratta di un problema di sicurezza che assume priorità rispetto a quelli elencati nel programma di governo di questa Amministrazione, per il quale ci aspettiamo che il Sindaco si attivi prontamente presso la Direzione di FNM e ottenga un pronto intervento di ripristino e di manutenzione.

Riferimenti e Collegamenti:

– Medinforma / “Quando manca la protezione della protezione (manutenzione del guard-rail)” (27 novembre 2009)

 

Intervento:

Sindacato SOU (7 agosto 2018 at 12:57)

Due pesi due misure non solo dal punto di vista morale, ma anche costituzionale

Non osiamo pensare cosa sarebbe successo a un privato se gli fosse capitato (caso fortuito) o avesse provocato (incuria) una cosa del genere. E pensare che proprio il privato, inteso come cittadino e membro dell’Istituto della Sovranità Popolare, è avanti al “pubblico” ma per rimandare ogni commento su questo, anche perchè l’arroganza delle FNM è risaputa (chi gliel’ha permessa? Sicuramente non il Popolo Sovrano, ma Rappresentanti devianti e ignoranti in materia costituzionale), ci rifacciamo a quello che disse molti decenni fa un ns. statista galantuomo, riguardo appunto al rapporto cittadino e Stato “Migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E’ la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l’orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno. Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre pressochè utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi” (Luigi Einaudi, 1874 / 30 ottobre 1961, Intellettuale liberale ed economista di fama mondiale; giornalista e politico italiano; primo Presidente della Repubblica Italiana, considerato uno dei padri della Repubblica Italiana).

O.S. Sindacato SOU – u.l.r.s. 7 – Meda

 

 

 

 

Se la colpa è di tutti, non è di nessuno: via Magenta, via Agrati e …

https://www.medinforma.info/2018/07/31/se-la-colpa-e-di-tutti-non-e-di-nessuno-via-magenta-via-agrati-e/#comment-469

POSTED BY: CORRADO MARELLI (31 LUGLIO 2018)

 

E’ probabile che l’attuale Amministrazione si faccia vanto di realizzazioni urbanistico-edilizie che si realizzeranno nei prossimi anni, prima della sua scadenza. Succede sempre così. In particolare verranno indicate quelle relative alla nuova sede dell’Istituto Auxologico, la Besana/1 (ex Eden) e la Baserga, situate proprio al centro della città, quindi sotto gli occhi di tutti. Forse anche la Lanzani di via Solferino. Sono iniziative per le quali l’attuale Amministrazione c’entra ben poco (anzi: nulla), ma tant’è. Per riqualificare la città e renderla un luogo “bellissimo da vivere” sarebbe però necessario risolvere altre problematiche urbanistiche che si trascinano da decenni, a cominciare da via Matteotti, dalla Cortelunga e dalla soluzione del comparto dell’ex Medaspan, che è il vero perno attorno al quale ruota l’intera impostazione del PGT. L’Amministrazione era convinta (forse credeva davvero, ma comunque lasciava credere) che qualcuno (Pedemontana, Regione, intervento del Cielo, …) avrebbe provveduto a deviare il corso del Tarò e a realizzare il sottopasso alle FNM, mentre invece nei prossimi quattro anni non succederà proprio nulla di tutto ciò. Forse, alla fine, sarà la stessa proprietà dell’AT1 che, invece di versare al Comune i 5 milioni di oneri (con i quali – secondo Caimi – avrebbe dovuto essere riqualificato il centro), li spenderà per realizzare uno scavalcamento della ferrovia Nord e consentire quindi l’apertura del Centro Commerciale. O forse non lo si riterrà neppure più necessario.

Ma qui vorrei riportare l’attenzione su altre problematiche urbanistico-edilizie che giacciono da decenni e che sono più nascoste agli occhi dei medesi, ma non meno importanti di quelle elencate più sopra. Se l’Amministrazione ne affrontasse e risolvesse qualcuna, questa sì costituirebbe un vero vanto di cui potersi gloriare al momento opportuno.

Tralascio la Cortelunga, che non conosco bene e che è troppo complessa. (Ricordo soltanto che nel 1993 alla prima edizione della “Legafest” fu allestito un padiglione in cui erano esposti – assieme ad altri – i disegni di un progetto di ristrutturazione della Cortelunga. Su quei progetti Umberto Bossi lasciò un augurio che si avverassero).

Tralascio anche la problematica del ponte di via Busnelli, sul quale è egregiamente intervenuto Enrico Radice.

Parliamo invece di altre tre aree, al capezzale delle quali si sono succedute molte amministrazioni di diverso colore politico e più di un dirigente dell’Ufficio Tecnico comunale: area Reinke di via Magenta, via Agrati con la ex villa Giorgetti e “l’ecomostro” della Farga in via Milano.

Il caso dell’area Reinke di via Magenta è vecchio di una quarantina d’anni e si è ormai chiuso con una sconfitta dei cittadini che avevano coltivato tante speranze e presentato un’osservazione al PGT per farle valere (vedasi “Troppi equivoci sull’area Reinke” e gli altri articoli richiamati sotto). Era iniziato quando era Assessore all’Urbanistica il democristiano Francesco Busnelli e funzionario comunale (allora non dirigente) era il geometra Giambattista Agudio: l’area fu ceduta al Comune in relazione al rilascio della concessione edilizia alla ditta F.lli Emma, poi fallita, ma l’atto di cessione non è mai stato perfezionato dal Comune e registrato (perchè allora era convinzione che lo sarebbe diventato senza spese per usucapione dopo 20 anni). Ha incontrato sul suo percorso altri assessori (ultimi: Fausto Valtorta, Luca Santambrogio, Simona Buraschi) e diversi funzionari e dirigenti comunali (Adolfo Boffi, Pietro Caglio, Damiano Camarda). Sono in tanti, quindi, a portare la responsabilità dei fatti. Si era costituito anche un comitato di cittadini presieduto da Mariella Colombo (nelle foto a fianco), fiducioso nelle promesse degli amministratori. Santambrogio aveva scritto: “L’accettazione o meno dell’osservazione non cambia la destinazione dell’area che è già prevista come standard comunale quindi acquisibile dal Comune”, ma poi sull’osservazione anche la Lega si è astenuta e l’area non fu più acquisita; fu riceduta al privato.

La storia e i particolari dello scempio di via Agrati sono stati recentemente richiamati in calce all’intervento di Cesare Boga “Questa è via Carlo Agrati (i Turèt), devastata dalla cementificazione” (Medinforma, 18 aprile 2018). Anche in questa vicenda ricorrono i nomi più disparati, da chi – amministratore politico o tecnico comunale – non ha saputo tutelare l’area in occasione dell’approvazione del nuovo PRG (1998: giunta Taveggia), a chi, succeduto come Assessore all’Urbanistica (Fausto Valtorta, Luca Santambrogio), non vi ha posto alcun rimedio, a chi ha usato molti riguardi nei confronti dell’impresa di tipo mafioso che vi operava. I partiti che hanno governato Meda negli ultimi 25 anni oggi occupano quasi tutti i seggi del Consiglio Comunale. Nell’articolo “Il territorio ceduto agli appetiti immobiliaristici” (Medinforma, 1 maggio 2018) si legge che “è stata sacrificata la qualità della vita e dei luoghi di via Agrati” e che le Giunte “Taveggia e Asnaghi nulla hanno fatto per difendere il suolo urbano dai più sfrenati appetiti immobiliaristi e ora gli assessori Valtorta e Santambrogio sono costretti a ricorrere al gioco dello scaricabarile”.

Infine occupiamoci dell’ecomostro della Farga di via Milano,“Una lottizzazione degli anni Novanta (1990/91) nella quale i lottizzanti non hanno realizzato le opere di urbanizzazione di convenzione e hanno compiuto abusi”  (foto in evidenza e a sinistra).

Basterà mettere in fila ciò che non noi, ma gli altri giornali locali hanno pubblicato in proposito negli ultimi 10 anni.

Simona Buraschi (PDI, Assessore al Territorio nella Giunta Caimi): “E’ nostra precisa volontà intervenire. Ho già fatto riprendere dagli uffici il fascicolo. Per la questione dell’abbattimento dello scheletro, è stata riattivata nel 2007 la procedura per l’ordinanza di demolizione, che deve essere perseguita e concretizzata” (Giornale di Seregno, martedì 10 luglio 2012, pag. 19)

Simona Buraschi: “Nel prossimo Consiglio Comunale delibereremo l’acquisizione al patrimonio comunale” (Giornale di Seregno martedì 27 agosto 2013, pag. 31)

Luca Santambrogio (Lega Nord, Assessore ai Lavori Pubblici nella Giunta Taveggia: “La lottizzazione è datata 1986. Durante la seconda Giunta leghista si avviano le pratiche per sbloccare la situazione che finiscono nel dimenticatoio durante la giunta Asnaghi. Con il ritorno della giunta leghista dal 2007, la pratica torna all’ordine del giorno e inserita nell’elenco delle opere pubbliche che attendono risposta». (Giornale di Seregno, martedì 3 novembre 2015, pag. 17)

Adesso è stata acquisita dal Comune, ma l’Amministrazione non ha deciso che cosa farne.

Ce ne sono altre? Sì, ce ne sono altre, ma, per il momento, accontentiamoci di queste.

Corrado Marelli

 

Riferimenti e Collegamenti:

– Medinforma / “Per l’area Reinke di via Magenta si profila un’osservazione al PGT” (3 gennaio 2012)

– Medinforma /  “Area Reinke: il comitato di via Magenta fiducioso che le sue richieste vengano accolte” (6 luglio 2012)

– Medinforma / “Area “Reinke” – via Magenta: incontro del Comitato di quartiere con l’Assessore Simona Buraschi” (25 giugno 2012)

– Medinforma / “Troppi equivoci sull’area Reinke” (24 luglio 2012)

– Medinforma / “Respinta la richiesta del Comitato Cittadini di via Magenta” (2 novembre 2016)

– Medinforma / “Quando più Amministrazioni non hanno fatto quanto serviva: il caso di via Magenta-Peschiera” (21 giugno 2017)

– Medinforma /”Si riparla dell’abuso della lottizzazione Farga di via Milano” (30 agosto 2012)

– Medinforma / “L’abuso della Farga torna alla ribalta, proprio come un anno fa” (14 settembre 2013)

– Medinforma / “PD e Lega Nord giocano di sponda sulla Farga di via Milano” (8 dicembre 2015)

 

INTERVENTO:

Sindacato SOU (1 agosto 2018 at 14:16)

REPUBBLICA DA EMENDARE

Di questi casi se ne potrebbe parlare all’infinito e coinvolgono tutti nell’ambito della Politica Istituzionale Pubblica. A questa Repubblica occorre una disciplina ad hoc che controlli, indaghi, processi e giudichi l’operato del politico istituzionale pubblico, nazionale e locale. In ambito nazionale e locale occorrerebbe costituire una Commissione di Etica (la Magistratura – che si dovrebbe occupare di quello che non è politica istituzionale pubblica – ha fallito, ed il suo fallimento è iniziato quando ha deciso di essere di parte – quindi assassinando l’Autonomia che una Costituzione frettolosa gli ha assegnato – scegliendo di sedersi tra le due ideologie politiche predominanti, cioè Conservatrice e Progressista. Alla Magistratura progressista nonchè “Magistratura Democratica”, i cittadini debbono molto, incominciando dai famosi “Pretori d’Assalto” degli Anni ‘70) eletta dal Popolo e deliberante a votazione unanime. Questa è democrazia! Non la predominanza maggioritaria, quale una forza numerica rispetto a una minoritaria: deve vincere la Verità o i numeri? Quindi, sinchè non tireremo giù dal piedistallo cioè che non dovrebbe esserci, continueremo solamente ad essere informati su tutto questo, che è già un buon segnale. Un grazie al “Gionalista d’Assalto”, Corrado Marelli, tanto è vero che si è guadagnato la cancellazione di Medinforma da parte di una Politica Istituzionale Pubblica Locale che fa il tifo solo per “Informazione misurata”.

O.S. Sindacato SOU – U.L.R.S. 7 – Meda

 

 

 

 

 

Il servizio di trasporto scolastico non vuole farlo nessuno

https://www.medinforma.info/2018/07/29/il-servizio-di-trasporto-scolastico-non-vuole-farlo-nessuno/

POSTED BY: CORRADO MARELLI (29 LUGLIO 2018)

È andata deserta la gara per l’affidamento del servizio di trasporto scolastico che comprendeva anche il bus navetta da e verso i mercati del giovedì. Nessuna ditta o società ha fatto un’offerta entro i termini, lo scorso 16 luglio.

Ora l’amministrazione comunale dovrà trovare un modo per risolvere l’inconveniente.

Sono interessati al trasporto scolastico poco meno di 200 bambini; l’anno scorso erano 188. Si tratta di studenti che frequentano le quattro scuole dell’infanzia di Meda (due statali e due parrocchiali), le tre scuole elementari e le due scuole medie.

Ma quali sono i motivi della gara andata deserta? Il vicesindaco non si sbilancia: «Quello che posso dire – ha confermato Alessia Villa – è che al momento stiamo lavorando per fare in modo di garantire il servizio di trasporto anche quest’anno».

Ad avere gestito fino alla fine dell’anno scolastico il servizio di trasporto era stata la ditta “Cattaneo”, che si era costituita in Associazione Temporanea d’Impresa con la “Air Pullman”.

Il motivo più probabile che potrebbe avere spinto anche il vecchio gestore del servizio di trasporto a non partecipare all’attuale gara è un capitolato del bando ritenuto non così conveniente.

Meno probabile, invece, che abbia influito la vicenda che aveva visto due genitori intervenire sulla gestione del trasporto in merito alla dotazione delle cinture di sicurezza dello scuolabus utilizzato.

La vicenda aveva portato anche a un sopralluogo della Polizia Stradale sul pullmino e una sanzione modesta nei confronti del conducente.

Ivan Bavuso (il Cittadino, sabato 28 luglio 2018 pag. 14)

 

Intervento:

Sindacato SOU  (29 luglio 2018 at 9:13)

Cinture di sicurezza? Irrilevanti. Alla base della non sicurezza c’è altro, ed e’ un vero killer!

Crediamo anche noi che per la maggiore nessuno voglia saperene: troppa burocrazia. Noi che non crediamo agli angioletti, per la maggiore siamo del parere che le troppe norme sulla Sicurezza (che ci vengono per la maggiore imposte dall’Europa), hanno del lucrativo in grande stile ed impugnabile. Il privato è impiccato dalle normative sulla sicurezza e igienicità in generale, poi basta farsi un giro negli edifici delle istituzioni pubbliche e troviamo situazioni da manette (e se decidi di fare un’inchiesta, è l’occasione per conoscere la democraticità di questa Repubblica). Ma dietro a questa “teatralità accessoriale” e blanda disciplina da parte delle Assicurazioni una sorta – forse comandata – di Nessuno Tocchi Caino -, c’è un unico e vero killer che viaggia indisturbato appunto per la non punibilità efficace/non deterrente, su: ubriachi, tossicodipendenti, temerari del volante, età di guida bassa, l’uso del telefonino, il pagamento di multe eluso; infine – ciliegina sulla torta – guida senza patente sanzionata indolore, sopprattutto per chi non ha nulla da perdere

(https://it.motor1.com/features/221345/guida-senza-patente-ecco-cosa-succede/).

O.S. Sindacato SOU – U.L.R.S. 7 / Meda

https://www.sindacato-sou.webnode.it 

 

 

 

Essere o non essere (antifascista)?

Non essere fascista vuol dire essere antifascista? Credo proprio di no. Quel “anti” significa infatti che si è impegnati a prevenire e contrastare ogni forma di fascismo. Come chiede la nostra Costituzione. Che è appunto antifascista. Perchè si sa come si comincia e purtroppo ormai si sa anche come si finisce.
E come chiedeva anche una mozione che voleva impegnare Sindaco e Giunta al “rispetto dei valori della Costituzione repubblicana e alla condanna dei movimenti neo fascisti”.
Una mozione presentata dal Pd e dalla lista civica “Con Caimi Sindaco” e sottoscritta anche da Anpi, Acli, “Sinistra e Ambiente” e da Cgil-Cisl-Uil, discussa nel Consiglio Comunale di giovedì 7 giugno.
Il documento chiedeva al Sindaco e alla Giunta un impegno a contrastare atteggiamenti di gruppi neo fascisti, ma chiedeva anche di non concedere l’utilizzo di spazi pubblici o il patrocinio del Comune, senza previa dichiarazione da parte del richiedente di riconoscersi nei principi costituzionali.
Prima del voto, Giorgio Taveggia ha provocatoriamente proposto al Partito democratico di aggiungere accanto alle parole “neo fascismi” e “fascismi” il sostantivo “comunismi”, cioè di mettere sullo stesso piano i due “ismi” opposti. A suo modo, è stato coerente.
Il documento è stato bocciato dai gruppi di maggioranza e da Taveggia, mentre Vermondo Busnelli del “Polo Civico” si è astenuto, dichiarandosi contro ogni forma di estremismo e di violenza. (Ivan Bavuso, il Cittadino, sabato 9 giugno 2018 pag. 17)

(A fianco la notizia riportata dalla stampa locale)

Allora, il Sindaco Santambrogio è fascista?
Assolutamente no.
«Personalmente sono allergico a ogni tipo di fascismo – ha spiegato il Sindaco Luca Santambrogio – ma è sbagliato identificare la destra con il fascismo».
Una  vecchia storiella racconta che alla fine del Ventennio la popolazione italiana è improvvisamente raddoppiata: ai quasi 50 milioni di fascisti andavano infatti sommati altri quasi 50 milioni di antifascisti. Che cosa vuole significare? Che ciò che hanno fatto i fascisti è stato possibile grazie all’indifferenza dei più, che non erano né fascisti né antifascisti, ma semplicemente conformisti. (Secondo loro “tolleranti”). Per far nuotare il pesce, infatti, è fondamentale l’acqua: erano l’acqua che permetteva al pesce fascista di nuotare comodamente.
Dietro l’iniziativa del Pd si legge infatti la paura che ci sia troppa tolleranza per un’aria di destra che riporti in auge comportamenti ed idee pericolose per una convivenza civile e democratica.
Del resto, già Berlusconi – dimenticandosi non solo la sequela di trucidati dal 1922 in poi, ma anche nomi noti come Matteotti e Rosselli – diceva che in fondo il fascismo non aveva ammazzato nessuno, al massimo un po’ d’olio di ricino e qualcuno mandato al confino. Sui tram Salvini voleva i posti riservati ai milanesi separati dagli immigrati. Non importa. Non importa se Salvini fraternizza con la Le Pen e i leghisti nostrani sono salviniani di ferro, perché già Borghezio diceva di Mladic (il boia di Srebrenica): “Per me Mladic è un patriota”. Circolano slogan senza fondamento, ma pieni di arroganza (es.: “La difesa è sempre legittima”) che diventano acritiche convinzioni comuni o convinzioni di radice eversiva, senza che se ne colga la natura profonda (“governa senza essere stato eletto”“avevamo la maggioranza e non abbiamo potuto cambiare la Costituzione” affermò una volta l’on. Grimoldi al Cfp Terragni a Meda fra gli applausi del pubblico, come se la Costituzione fosse a disposizione della maggioranza). Non importa se Grillo minacciava i giornalisti o voleva il vincolo di mandato per i parlamentari.
Di fronte a tanti fatti di questo tipo, e in tempi in cui la “volontà del popolo” sembra più importante della fedeltà alle istituzioni costituzionali (per cui si rimuove la foto del Presidente dagli uffici pubblici), il Pd avrebbe probabilmente voluto un esplicito atto di fede democratica dall’Amministrazione locale.
Che deve aver provato qualche imbarazzo a rifiutarlo, perché poi ha sentito il bisogno di giustificarsi anche con una lettera in cui il Sindaco afferma: “… Non abbiamo approvato una mozione avente per oggetto “Rispetto dei valori della Costituzione Repubblicana e condanna dei movimenti di ispirazione neo fascisti” … in particolare per il fatto che Costituzione e leggi danno già gli strumenti per contrastare questi fenomeni. Il … miglior modo per combattere i fascismi non passa attraverso la mozione presentata ma per il tramite di una collaborazione costante, come già in atto, con le associazioni portatrici dei valori dell’antifascismo per tenere viva la memoria e la condanna dei totalitarismi.
Riteniamo questa mozione superflua nei confronti di un’amministrazione che si sta muovendo nel rispetto della costituzione e dei suoi principi fondanti oltre che delle normative in materia”.
Eppure ad ogni Messa i cattolici ripetono il Credo, che è la loro professione di fede cattolica, gesto che potrebbero considerare superfluo perché già con il loro comportamento dimostrano appunto di professare la fede cattolica. O no?
Corrado Marelli

 

Intervento:

 

SIndacato SOU  (14 giugno 2018 at 20:49- Affiliato PdP

Forse ci buttiamo fango addosso inutilmente
Noi crediamo che prima di aprire questo dibattito e buttarsi addosso fango,una volta per tutte, occorre identificare quali sono le (singole o molteplici?) azioni che qualificano / identificano il fascista / la politica fascista, ecc..
Quando le abbiamo ben elencate, potremmo rispondere se questa Repubblica (in primis) ha la morale di difendere /osannare /declamare l’Istituto Antifascista previsto appunto dalla nostra Costituzione (le belle cose non basta scriverle, devono essere anche poste in attuazione / applicate; se no è come minimo una truffa).
Infine, vorremmo ricordare ai Conservatori senza etica che ebbero in mano l’Italia del dopoguerra; e a quella Sx contemporanea /capitalista senza etica, che dal 1948 alle soglie del 1980 partiti e movimenti di Sinistra dovettero improntare una nuova Resistenza in Italia per liberare il Paese dalla tirannide / eversivita’ e terrorismo,tutto messo a progetto /cantiere da appositi elementi gestiti da una deviata Politica e Burocrazia (Stato) Istituzionale Pubblica Nazionale. Il fine? Non concedere fattivamente al Popolo l’Istituto della Sovranità Popolare previsto (scritto) nella Carta Fondamentale.
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Giuro fedeltà alla Lega e al suo simbolo lumbard?

Lunedì 28 maggio l’edizione digitale de “il Giornale di Monza e provincia.it” (a Meda esce come “Giornale di Seregno”) ha pubblicato la seguente notizia: “In Brianza, i sindaci leghisti hanno tolto la foto di Mattarella dai propri uffici. Al suo posto, una statua di Alberto da Giussano. E’ accaduto questa mattina negli uffici dei Sindaci di Albiate, Lazzate, Ceriano Laghetto, Biassono, Renate, Meda. … Tutti Comuni, a dir la verità, dove le tradizioni lumbard hanno sempre prevalso sui formalismi istituzionali.
“Un segno di rispetto verso la volontà degli Italiani, della democrazia e del risultato delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo”. Così Andrea Villa, commissario provinciale della Lega a Monza e Brianza, commenta la decisione dei sindaci leghisti di togliere dai propri uffici la foto del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
La nostra opinione: Spero tanto che sia una fake news. C’è da aspettarsi che i prossimi sindaci leghisti, anzichè sulla Costituzione (di cui il Presidente della Repubblica è il supremo garante) giureranno fedeltà alla Lega e ad Alberto da Giussano, figura leggendaria peraltro priva di fondamento storico?)
Corrado Marelli

 

Intervento:

E´ il popolo che deve essere rappresentato negli uffici politici e burocratici istituzionali pubblici.
Premesso che per il Popolo Sovrano non è ancora arrivato il proprio Messia per liberarlo dalla tirannide legalizzata (per la maggiore abbiamo nella Politica Istituzionale Pubblica, eversivi travestiti da buon samaritani e persone con problematiche esistenziali. (Questo racconta la cronaca quotidiana), direi come nelle Aule Giudiziarie ove é risaltato il Popolo (anche se solo teoricamente, ma è già un buon cammino) di trovare una effige che rappresenti il Potere (Mattarella rappresenta la Funzione, eletto indirettamente dai Cittadini) ovvero il Popolo.
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«Assurdo che in quattro anni il Comune non risponda a un cittadino»

Sintesi della notizia (da l’altra stampa)
Il 62enne milanese Alessandro Pavesi da quasi quattro anni aspetta una risposta dagli Uffici medesi in merito a un ricorso da lui presentato. E nonostante le continue sollecitazioni, un riscontro non è mai arrivato: «Sono stati di gran lunga superati i termini amministrativi, ma anche i limiti di buon senso e di educazione civica».
Al centro della questione ci sono delle presunte opere abusive realizzate sulla sua proprietà, la Villa Pavesi di via Como 45. «Dal 1880 appartiene alla mia famiglia, che l’ha sempre utilizzata come casa di villeggiatura», spiega, ricordando quanto sia il nonno sia il padre vi fossero legati. «In particolare mio padre la fece diventare un luogo in cui trascorrere piacevoli momenti conviviali, tra tornei, giochi e feste. Prima di morire, mi raccomandò di valorizzarla, confidandomi che gli sarebbe piaciuto metterla a disposizione della comunità. E così, nel 2008, mi confrontai con l’allora sindaco Giorgio Taveggia, rendendomi disponibile ad aprire le porte della villa gratuitamente per gli eventi cittadini. Apprezzando molto questo gesto, nel 2009 mi conferì la cittadinanza onoraria». E negli anni scorsi, grazie alla convenzione stipulata con il Comune, Villa Pavesi ha ospitato più di 15 eventi culturali e artistici. «Abbiamo “consegnato” la nostra casa alla città», afferma amareggiato Pavesi, per poi andare al nocciolo della questione. «Nella parte retrostante della Villa c’è una fascia di terra dove un tempo scorreva la cosiddetta Valloggia, un ruscello che raccoglieva le acque piovane. Negli ultimi anni quando piove abbondantemente si forma un rivolo che scorre a lato della Villa. Qualche anno fa, nel terreno confinante, un’impresa di costruzioni ha realizzato un terrazzo e un terrapieno a uso parcheggio che in parte occupano la mia proprietà. Queste opere hanno alterato il deflusso delle acque piovane, deviando l’alveo del rivolo». E nel 2014, con le precipitazioni che hanno provocato anche l’esondazione del Tarò, «l’acqua del ruscelletto è finita nella villa, causando danni enormi». Per questo il 18 dicembre 2014 Pavesi ha presentato ricorso al Comune, «chiedendo di verificare la legittimità delle opere realizzate in parte sul mio terreno ed eventualmente di provvedere all’abbattimento dei manufatti abusivi. Ma da dicembre 2014 ad oggi, da parte degli Uffici non ho ottenuto alcun riscontro. Sia l’ex sindaco Gianni Caimi che l’attuale Luca Santambrogio mi hanno rassicurato che si stava procedendo, ma poi non ho saputo più nulla». Mail e richieste di chiarimento cadute nel vuoto. «E’ assurdo che un cittadino in quattro anni non riceva una risposta su come il Comune intenda procedere in merito a un ricorso presentato. Non ho nulla di personale contro il Sindaco, ma sono davvero deluso dall’inefficienza della macchina comunale, che dovrebbe risolvere i problemi e invece tiene un cittadino in sospeso per anni».

La replica del Sindaco: “E’ una pratica complessa”
«Mi dispiace che abbia scelto di restituire la cittadinanza onoraria. Era un segno di gratitudine da parte della città. E’ un “regalo” che viene dalla comunità, non dal Sindaco». E’ il commento del sindaco Luca Santambrogio alla decisione di Alessandro Pavesi che vuole manifestare la sua delusione per il modo in cui gli Uffici stanno trattando la problematica da lui presentata nel dicembre 2014, quindi ormai quattro anni fa. Una questione di cui Pavesi aveva informato il Sindaco nell’ottobre del 2017, quando lo aveva contattato anche per pensare a un eventuale rinnovo della convenzione per l’utilizzo della villa. «Non appena Pavesi mi ha illustrato il problema mi sono attivato per comprendere la situazione e riavviare l’iter che era rimasto fermo. – precisa il Sindaco – Confrontandomi con gli Uffici ho appurato che si tratta di una pratica complessa, non di facile risoluzione, anche perché un eventuale provvedimento di ripristino della situazione originaria e quindi di abbattimento dei manufatti, terrazzo e parcheggio, colpirebbe anche le persone che avevano acquistato la casa realizzata dalla società quando le opere erano già ultimate. Ad ogni modo la pratica è in lavorazione, gli Uffici stanno cercando di trovare una soluzione».
Monica Gregis (Giornale di Seregno, martedì 22 maggio 2018 pag. 18)

La nostra opinione: Il sig. Pavesi pone due distinte questioni: una sulla leggittimità delle opere realizzate da terzi sulla sua proprietà e una sul silenzio degli Uffici Comunali alle sue richieste.
Sul primo punto mi sembra abbastanza semplice per gli Uffici rispondere “sì” o “no”, cioè se le opere sono legittime o abusive (è esattamente il loro lavoro), perchè in questo secondo caso non avrebbero dovuto/potuto consentirle o avrebbero dovuto subito contestare l’abuso. Le osservazioni del Sindaco Santambrogio (che alla stipula della convenzione ha preso parte come Assessore) non attenuano, ma semmai aggravano, la situazione. Santambrogio infatti riconosce che “l’iter era rimasto fermo” e che gli acquirenti hanno acquistato “quando le opere erano già ultimate”(ma se fossero abusive, l’inerzia degli Uffici Comunali li avrebbe indirettamente danneggiati). Aggiunge che “la pratica è in lavorazione” (da quattro anni?): assurdo!
Sul secondo punto, il silenzio degli Uffici non ha scusanti.
C’è però un’altra domanda che mi osrge spontanea: se un cittadino non ha ricevuto una benemerenza, come fa a manifestare la sua eventuale profonda delusione per il trattamento riservatogli dal Comune?
Corrado Marelli

Riferimenti e Collegamenti:
– Medinforma / “Convenzione per l’utilizzo pubblico di Villa Pavesi” (10 marzo 2010)

 

Intervento:

Nella pubblica amministrazione manca proprio l’ABC base, il quale non lo si studia ma…
Il non funzionamento degli Uffici burocratici pubblici, nazionali (quindi Stato) e Locali (Regioni e Comuni), è per lo più una piaga nazionale. Questa è una Nazione fatta in fretta e costruita su Ideologie e odi. La Corte costituzionale, sentenza n. 35 del 2017, ha ribadito, riguardo il governare, che non ci si può fermare ad assicurare solo la rappresentatività prevista dalla Costituzione. A parte la complessità delle pratiche, qui manca proprio l’educazione. Meda, ci spiace ricordarlo, ha un passato di arroganza da parte di molti Uffici amm.vi , nonostante fossero per lo più occupati da lombardi e molto spesso da medesi (diciamo questo così non addossiamo la colpa ai cosiddetti “forestieri”), e qui sta a dimostrare che l’educazione / il rispetto non hanno attinenza con l’area geografica dove uno è nato: l’educazione / il rispetto, o la si ha dentro, oppure…
O.S. Sindacato SOU – U.L.R.S. 7 / Meda
https://www.sindacato-sou.webnode.it

 

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Sicuri che la dignità negata non ci riguarda?

POSTED BY: CORRADO MARELLI 17 MAGGIO 2018

Sintesi della notizia (da l’altra stampa)

G.M.B Akash e Gaetano Plasmati sono stati a Meda mercoledì scorso (9 maggio) per parlare della mostra ospitata dal circolo Acli di Meda e allestita in Medateca in questi giorni. Una mostra intitolata “Working Class: viaggi attraverso la dignità”. Le immagini che Akash e Plasmati hanno presentato a Meda, parlano del lavoro di chi, vivendo in condizione di guerra e povertà, ha rinunciato per sempre all’affermazione dei propri diritti: bambini costretti a lavorare anche per dodici ore al giorno immersi nelle vasche di colorazione delle concerie, oppure piegati sulle macchine da cucire. Questa la dignità negata.

«Sono finestre su mondi, apparentemente lontani da noi, che mostrano storie di fatica, di dignità difesa, di tenacia. Uno sguardo che documenta con delicatezza e rispetto le vite di quest’ultimi, che spesso sono bambini o adolescenti di paesi i cui governi non garantiscono il rispetto dei “diritti fondamentali dell’uomo” – spiegano dalle Acli – Sono immagini che ci inducono a riflettere su cosa significhi riconoscere un diritto fondamentale, a prescindere dal luogo in cui si vive».

La serata ha offerto molti spunti di riflessione. Al tavolo con gli autori delle fotografie c’erano Augusto Asnaghi, presidente del circolo Acli di Meda e Davide Gariboldi del circolo di Mesate, che ha tradotto dall’inglese le parole di Akash.

Entrambi i fotografi sono riconosciuti a livello internazionale: Akash ha vinto numerosissimi premi e collabora con riviste prestigiose come National Geographic, Der Spiegel, The Guardian.

Provocatoria, la considerazione di Plasmati, autore del reportage “Lampedusa, porta del Mediterraneo”: «Come si fa a fotografare l’impoverimento e la rinuncia ai diritti in Occidente? Come facciamo a fotografare la rinuncia di andare dal dentista, la precarietà del lavoro?». Gli autori hanno spiegato che l’intento del fotografo non è risolvere i problemi con una foto, quanto di far scattare una riflessione che possa poi portare a un cambiamento. La mostra fotografica rimarrà esposta in Medateca fino a sabato 19 maggio.

Ivan Bavuso (il Cittadino, sabato 12 maggio 2018 pag. 19)

La nostra opinione: la mostra è anche un invito a farci un esame di coscienza. Non basta dire “queste cose da noi non succedono” e liberarci da ogni senso di colpa. Quante volte abbiamo approfittato e approfittiamo dello sfruttamento dei diritti negati ad altri perchè “ci conviene”? E mentre compriamo le fragole, le arance o i pomodori raccolti da nuovi schiavi giustifichiamo lo sfruttamento come “regole del mercato” o “diritto al profitto” degli operatori economici? Corrado Marelli

Intervento:

Sindacato SOU (20 maggio 2018 at 15:08)

L’ istituto dell’ipocrisia

Il commento/riflessione del direttore Marelli, evidenzia e pone in pompa magna l’ipocrisia, che oggi è diventato un Istituto, rispetto ieri che rappresentava una piccola leggerezza e senza struttura. La Politica e la Burocrazia Istituzionale Pubblica mondiale sono un grande esempio d’ipocrisia, che constatiamo nei loro dire e nei loro fare (vedi vendita sigarette, alcolici, costruzione e vendita di armi, ecc… ivi compreso quello segnalato dal Direttore Marelli).

Non sappiamo se c’entri o meno con l’ipocrisia , ma la Cassazione ha stabilito, a proposito di imposte da pagare, che anche le prostitute e i magnacci hanno il dovere di pagare le imposte, inserendo i proventi (anonimi) nel quadro “Altri redditi”.

O.S.Sindacato SOU -U.L.R.S. 7 – Meda

 
 
 

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<span style="font-family: " arial","sans-serif";times="" new="" roman";color:#005a8c;="" text-transform:uppercase;"="">POSTED BY: CORRADO MARELLI   (11 MAGGIO 2018)

 

Reticolo idrico di Meda

Reticolo idrico di Meda

 

Egr. Sig. Sindaco, Egregi Sigg. Assessori,

Ritengo sia necessario un intervento urgente di manutenzione straordinaria idraulico-forestale dei corsi d’acqua della Brughiera, di competenza comunale, (Ry, Valle della Brughiera, Valle di Cabiate) in coordinamento con gli Uffici Tecnici del Parco Regionale delle Groane e della Brughiera, a partire dalla manutenzione forestale per prevenire condizioni di dissesto idrogeologico e degrado ambientale, con conseguente innesco di fenomeni di trasporto solido
Gli interventi potranno essere effettuati sostanzialmente in economia, con il coinvolgimento dei volontari della Protezione Civile e l’ausilio, anche in termini di vigilanza, delle Guardie Ecologiche.
Limitatamente ad operazioni accessorie non pericolose (rimozione manuale ed accatastamento ramaglie, pulizia generale argini e alveo) potranno essere coinvolti cittadini volontari eventualmente con una Giornata Straordinaria del Verde Pulito.
Con una valutazione specifica potremmo anche prospettare interventi di manutenzione idraulica: risagomare sovralluvionamenti, compensare sovraescavazioni e rimuovere ostruzioni al deflusso. In questo caso serviranno mezzi ed attrezzature adeguate, ma anche questa attività potrà essere svolta sostanzialmente in economia senza attendere risorse economiche da enti sovraordinati o attivare onerosi appalti. Per tale attività offro la mia collaborazione tecnica gratuita.
Analogamente a quanto effettuato a Cabiate e Mariano potrebbe essere utile progettare e realizzare interventi poco costosi con tecniche di ingegneria naturalistica (in questo caso briglie) per rallentare la corrente e la forza erosiva delle acque di piena, e ulteriormente ridurre il trasporto solido.
Più complessa la situazione per quanto riguarda il Torrente Tarò dove sono chiare situazioni di rischio accentuato in corrispondenza di sezioni idrauliche inadeguate (il ponte della Svizera in via Luigi Rho, in particolare) o la mancanza di difese arginali idonee (verificate per tempi di ritorno dell’evento di piena di 100 anni, in particolare all’altezza del Ponte di via Valseriana, Condominio Belvedere). Interventi regionali del 2002 e successivi microinterventi (alcuni anche privati e abusivi) hanno ulteriormente aggravato la situazione. In questo caso, si dovrà procedere alla riprofilatura dell’intera tratta comunale con un progetto complesso ma ineludibile.
Contemporaneamente si dovrà operare per ridurre le portate da monte, mantenendo in piena efficienza la vasca di laminazione di Carugo e individuando, compito arduo in un territorio come il nostro densamente urbanizzato, aree di esondazione controllata per limitare gli effetti a valle dell’onda di piena.
E in ambito urbano dovrà essere data rigida applicazione al “Regolamento regionale n. 7 del 23 novembre 2017 – Regolamento recante criteri e metodi per il rispetto del principio dell’invarianza idraulica ed idrologica” per non sovraccaricare ulteriormente le rete fognarie ed il Tarò delle acque di pioggia che non riescono ad infiltrarsi nei terreni. In altra mail, su questo punto, alcune proposte operative.
Dr. Geol. Gianni Del Pero
Via dei Mille, 4
20821 Meda (MB)
0362/343493 – 330/225140 

 

Intervento:

Sindacato SOU   (11 maggio 2018 at 20:35)

 

NATURA ASSOLTA!
Non sappiamo quante e quali aree vadano “disimpermeabilizzate” per porre in essere i necessari drenaggi, pulizie, nè le tecnologie da usarsi, ma sulle colpe siamo certi a chi addebitarle: all’essere umano nella fattispecie “politico istituzionale pubblico, nazionale e locale (Regione e Comune), in quanto investito di mandato gestionale del territorio; mandato da loro stessi richiesto all’Elettorato Attivo arrampicandosi persino sugli specchi e arrivando molte volte ad insultare vergognosamente altri aspiranti alla gestione della Cosa pubblica. Con la speranza che il mandato pro tempore politico istituzionale pubblico si allinei alla disciplina dell’istituto del mandato di cui al vigente Codice Civile, al fine di perseguire attività truffaldine e/o negligenti.
O.S. Sindacato SOU – U.L.R.S. 7 – Meda

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IL TERRITORIO CEDUTO AGLI APPETITI IMMOBILIARISTICI
https://www.medinforma.info/2018/05/01/il-territorio-ceduto-agli-appetiti-immobiliaristici-2/



POSTED BY: CORRADO MARELLI 1 MAGGIO 2018

Da l’altra stampa

È dunque Fabio Calvi, amministratore unico di Gerico e Ariete, che l’11 maggio 2010 si siede davanti ad un notaio di Cesano Maderno a firmare con l’ing. Damiano Camarda la convenzione edilizia relativa al Piano Integrato d’Intervento (PII) di via Pace.
Nel caso del P.I.I. di via Pace, il Comune fa un buon affare alla stipula della convenzione. Concedendo al privato l’edificazione di 9.741 mc., riceve in cambio 206.515 euro, a compensazione dell’impossibilità da parte dell’operatore privato di cedere un’area standard. Mentre al fine di contribuire significativamente alla dotazione di standard qualitativi Ariete srl assegna al Comune di Meda un contributo di 779.304 euro 
“da destinare alla realizzazione di un’opera pubblica o di interesse pubblico”.
Il Comune incassa quindi quasi un milione di euro, cifra di tutto rispetto. Per quanto gli slogan contro la cementificazione facciano guadagnare voti in campagna elettorale, gli accordi con gli operatori immobiliari viceversa fanno guadagnare denaro sonante. Le due cose possono tranquillamente coesistere, l’importante è che la mano sinistra non sappia ciò che fa la destra.
(Ma tutti questi soldi sono poi stati effettivamente utilizzati per un’opera pubblica?)

Torniamo allora su via Agrati. Qui invece gli immobili costruiti sono di gran lunga numerosi, ma la società che li ha progettati è la medesima. Dietro a Residenza “Le Torrette” (concessione edilizia n. 47 del 2008), Residenza “Manzoni” (Denuncia di Inizio Attività n. 379 del 17 novembre 2008), e Residenza “Le Torrette due” (DIA n. 372 del 2009), sorte sulle macerie di villa Giorgetti, vi sono le società “Meridiana srl” e “Atlandide srl” con domicilio sempre in corso Marconi 60 a Seveso. Identico è il progettista e direttore dei lavori, ing. Aldo Germani. L’operatore immobiliare dunque non cambia e, a quanto pare, gli viene concesso di edificare su l’intera via. Né si dimentichi che l’area in questione è posta sull’immediato confine con il Parco della Brughiera. Quando si vedono gli scavi fatti per la realizzazione della Residenza “Le torrette 2” e dal momento che la dimensione degli edifici che si vanno a costruire sarà notevolmente superiore a quella della ex Villa Giorgetti, viene spontaneo domandarsi se, al posto della villa demolita, sia stata consentita l’edificazione di nuova volumetria.
Tutto nella norma? E quanto ha guadagnato il Comune rilasciando le licenze edilizie al privato?
In sostanza, a quale prezzo è stata sacrificata la qualità della vita e dei luoghi di via Agrati?
Via Agrati allora val bene una verifica.
Ma prima ancora del responso delle carte, c’è una questione 
politicache va posta: su quel fazzoletto di terra, a ridosso del condominio di via Manzoni, il vecchio Piano Regolatore Generale consentiva di costruire, avendola identificata come una zona BRT, cioè residenziale/terziaria. Chi ha adottato quel PRG? La Giunta Taveggia nel 1998.
E dal 1998 al 2002 cosa ha fatto la Giunta Taveggia per rimediare ad un evidente errore di valutazione dell’estensore del Piano? Niente; mentre avrebbe potuto procedere con una variante e vincolare quella zona ad area verde, se davvero avesse voluto progettare luoghi abitabili e non semplici colate di cemento. Stessa cosa dicasi per la Giunta Asnaghi, nominata nel 2002: entrambe quindi, Taveggia e Asnaghi, nulla hanno fatto per difendere il suolo urbano dai più sfrenati appetiti immobiliaristi e ora a leggere le dichiarazioni rilasciate recentemente alla stampa locale, gli assessori Valtorta e Santambrogio sono costretti a ricorrere al gioco dello scaricabarile, pur di non ammettere le proprie responsabilità.
Siccome è risaputo che gli oneri di urbanizzazione sono proporzionali alla quantità di metri cubi costruiti, avendo permesso di costruire il più possibile, è evidente che gli Assessori ora hanno difficoltà nell’ammettere che l’Amministrazione comunale di Meda ha mirato esclusivamente al rendimento economico dell’operazione piuttosto che a preservare e garantire la bellezza architettonica e ambientale dei luoghi.
Duro da riconoscere, ma è ciò che è stato fatto dalla Giunta leghista: mettere al centro della propria politica urbanistica non tanto gli interessi del proprio territorio quanto una fattiva collaborazione con la rendita immobiliare. Ma l’aver imboccato la strada del sodalizio con la rendita ha dato come risultato l’abbandono della cultura del progetto e del disegno urbano. E ora, l’“ecomostro” di via Agrati altro non è che l’esito di una spoliazione annunciata.

e.b. (Infonodo.org 3, fine)

Riferimenti e Collegamenti:
– 
Medinforma / Ambiente e Territorio / “In via Agrati una costellazione di imprese” (22 aprile 2018)
– Medinforma / Ambiente e Territorio / 
“Il territorio difeso e salvato dai cittadini (suoi diretti fruitori)” (24 aprile 2018)


Sindacato SOU | 3 maggio 2018 at 15:14 |  INTERVENTO

POLITICHE SOCIALI-ISTITUZIONALI SBAGLIATE IN QUANTO SCHIAVI DI UN DOGMA?
Ci sarebbero varie e benefiche politiche da porre in essere in quanto richieste dal Popolo / dalla logica /dal buon senso /dalla Costituzione, ecc, ma la Politica Partitica e quella Istituzionale Pubblica, da sx a dx, paiono disinteressate e, preferendo porne in essere altre, appunto come quella ben articolata in questo articolo che non può che meritarsi le “riflessioni / analisi negative /dubbi riportati; oltre, soprattutto, far pensare: ma questi sono fuori di testa o vogliono batter cassa a tutti costi? Noi pensiamo che questi personaggi non siano matti né criminosi, ma siano, consciamente / inconsciamente, prigionieri di un Dogma cui tutti, a prescindere l’ideologia politica, debbono sottostare quando si entra in “Mamma Politica di regime”(e poi hanno il coraggio di parlare di Massoneria!). Oggi questi politici-partitici e istituzionali pubblici, per difendere questo Dogma, mitragliano di frasacce e qualificano populista chi proferisce frasi tipo: “siete solo i nostri rappresentanti” / “voi avete solo funzioni” / “vi stipendiamo con i ns soldi” / “il titolo di onorevole e di eccellenza non vi spetta” / “l’Istituto della Sovranità siede sul più alto Colle e sotto vi sta il Parlamento” / Presidenza della Repubblica / Esecutivo (questo è il giusto Organigramma in presenza dell’Istituto della Sovranità Popolare).
Ma quali sarebbero queste politiche di benessere sociale che questo Dogma abiura?
Facciamo due esempi pratici di benessere sociale / del far star bene il popolo/ far vivere per quanto possibile il singolo cittadino nel proprio habitat /status psico-fisico e ideologico.
Primo esempio: politico Berlusconi. In 20 anni di piena ed estensiva attività partitica e istituzionale pubblica, egli non si è curato di mettere in sicurezza i propri Conservatori nonché elettori, lasciandoli in balia di legislazioni progressiste, ovvero non ha presentato in Parlamento proposte legislative a favore dei conservatori in ambito di politiche sociali suscettibili a divisioni, come quelle della Famiglia, Lavoro, Previdenza Sociale, Sanità, preferendo far votare e vivere i propri militanti / adepti / simpatizzanti da progressisti; poi, in ambito politico-ideologico ha preferito abbracciare la causa Anticomunista (anticostituzionale) abiurando l’Acomunismo (azione protetta costituzionalmente, in quanto facente parte del libero pensiero / scelta d’opinione dei singoli cittadini). Infine in ambito personale, o meglio come lui chiama famigliare, ha portato avanti il suo tipo di imprenditoria che molti chiamano senz’etica, quale “o mi lasci fare quello che voglio, oppure sei un antidemocratico!” Il secondo esempio, lo ricaviamo dal Sistema Tributario. Tutti sappiano che l’articolo 53 della Costituzione afferma: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. E sin qui, tutto bene, perchè pagare le imposte è sacro dovere costituzionale; non tanto accettare e condividere il sistema disciplinatorio delle aliquote, primo perché disciplinato da leggi ordinarie anticostituzionali e inconciliabili con l’Istituto della Sovranità Popolare; secondo, le modalità di pagamento delle imposte schiavizzano / umiliano/ il cittadino, membro dell’Istituto della Sovranità Popolare.
Un plauso all’articolo.
O.S. SINDACATO SOU – U.L.R.S. 7 / Meda

 

 

 

 

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Si affronta uno dei problemi più sentiti e spinosi: i parcheggi

POSTED BY: CORRADO MARELLI (24 APRILE 2018)

Sintesi della notizia (da l’altra stampa)
A maggio partirà l’indagine a tappeto nel centro di Meda per regolamentare il nuovo Piano dei parcheggi. Mercoledì scorso, il comandante della Polizia Locale, 
Valter Bragantini, ha incontrato a Milano l’ingegner Mauro Barzizza del “Centro Studi Pim”, a cui il Comune si è affidato per la stesura del Piano Generale del Traffico (PGTU). Si è deciso come procedere per ridisegnare i quasi 900 parcheggi di una vasta area centrale di Meda, quella delimitata a sud dalle vie Seveso, Cadorna, Piave, a est da via Lombardia e a ovest dalle vie di corso Matteotti e via Como. Saranno comprese quindi anche le aree della stazione, di piazza Cavour, via Solferino e corso Italia. Verranno posizionati dei cartoncini sul parabrezza di tutte le auto parcheggiate nelle vie interessate. Nel corso della giornata il cartoncino sarà sostituito con un altro di un colore diverso: «Si tratta di un lavoro prodromico alla stesura del Piano particolareggiato dei parcheggi. – ha spiegato il sindaco Luca Santambrogio – L’area centrale di Meda sarà suddivisa in quattro zone e saranno mappati circa 900 parcheggi. L’obiettivo è di mettere ordine. Aumenteranno i parcheggi a pagamento, perché a Meda ce ne sono davvero pochi che si pagano».
Stando al documento del Put, su 3.945 parcheggi presenti in tutto il territorio di Meda, solo 93 sono quelli a pagamento/ovvero il 2,4% del totale e si trovano tutti nella zona centrale della città. 
«Il secondo step sarà quello di affidare la gestione dei parcheggi a pagamento a una società – ha continuato il Sindaco – Sarà eliminato il gratta e sosta e saranno introdotte moderne colonnine che consentiranno il pagamento della sosta sia con le monete, sia con carte di credito sia con le applicazioni degli smartphone». Le tariffe resteranno quelle attuali. I commercianti, se vorranno, potranno, sembra, offrire ai propri clienti la prima mezz’ora di permanenza della sosta davanti ai loro esercizi commerciali. In tal caso però sarà un’iniziativa che dovrà essere portata avanti dai commercianti e non dall’Amministrazione.
Ivan Bavuso (il Cittadino, sabato 21 aprile 2018 pag. 19)

INTERVENTO:

 

Sindacato SOU (29 aprile 2018 at 11:04) 

MA DOVE VOGLIAMO ANDARE CON LA VIABILITÀ ALLA MASSIMA SATURAZIONE? CERCANSI PEDONI!

A prescindere, si continua a pasticciare senza incanalarsi su un civile e legale progresso sociale, senza traumi e danni alle professioni esistenti. Una volta molti non aprivano una ditta per non avere incombenze fiscali; oggi, persino un pensionato diventa matto per stare dietro a tutti i balzelli e procedure di pagamento che inventano abusivamente (senza specifico mandato popolare ad hoc e soprattutto inconciliabili con l’Istituto della Sovranità Popolare. Obbligo di pagare le Imposte sì! Aliquote da schiavismo no!) per rendere la vita difficile ai cittadini (già il liberale, economista e statista Einaudi, si pronunciò più volte e in svariati periodi sulle tassazioni e le giuste ribellioni e trucchetti dei cittadini per non pagarle. Qualcuno si prenda la briga di leggere Luigi Einaudi e le tasse). La Viabilità è completamente nel caos e nel sangue, alla pari degli istituti del Matrimonio e Filiazione. Dappertutto, la macchina è diventata un ingombro per dirigerla e posteggiarla (in triplice fila) in città. La sua utilità è rimasta gratificante solo per le lunghissime percorrenze. Per fare posteggiare auto e moto si continuano a sottrarre suoli pubblici (aree di tutti) e su questo “sequestro” i vari Enti Pubblici locali ci lucrano sopra (inteso: far pagare all’automobilista l’area occupata a tempo determinato). A quale disciplina occorrerebbe affidarsi per risolvere il problema che non è solo di spazi, economia e salute per polmoni e incanalarci sul civile progresso? Stop costruzione di autovetture e rigore da parte delle Compagnie di Assicurazione: non pagare chi commette gravi infrazioni a seguito alta velocità, ubriachezza, tossicodipendenza, mancanza di patente, passando la pratica alla Burocrazia Istituzionale Pubblica affinchè sequestri conti e beni immobili dei contravventori (le polizze assicurative auto aumentano anche per pagare risarcimenti di infrattori in cattiva fede?). Perchè, nella stragrande maggioranza dei casi è terminata l’occupazione delle aree di sosta adibite per gli handicappati, da parte di chi non ne ha diritto? Sensibilità civica? No! Soprattutto per rigore e gogna verso i contravventori. Infine, diciamocela tutta: Meda è diventata il passaggio e la sosta di sole auto, perchè ci sono vie, una volta piene di popolo, ora strade- fantasma: parrebbe di camminare in zone evacuate per contaminazione, nonostante i cartelli ideologici “area denuclearizzata”.

O.S. Sindacato SOU – U.L.R.S. 7 – MEDA

 

 

 

 

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Le dicevano che glielavrebbero fatta pagare e che l’avrebbero seguita in stazione…

 

POSTED BY: CORRADO MARELLI 13 APRILE 2018

 

Sono parecchi i casi di bullismo e cyberbullismo all’Istituto professionale di Stato «Don Milani». Offese, minacce e tanta cattiveria. Ma anche parecchi casi di studentesse sbeffeggiate su whatsapp e sui social.

Lo ha reso noto la dirigente scolastica Elena Daniela Motta, al termine dell’incontro degli studenti con il comandante della stazione locale dei Carabinieri, il luogotenente Giuseppe Vantaggiato, mercoledì 4 aprile in sala consiliare. «Non sono problemi lontani da noi, ma situazioni che ci toccano da vicino», ha detto ai ragazzi.«Sono a stretto contatto con i servizi sociali e con i Carabinieri e ogni volta che mi viene segnalato un episodio di bullismo inoltro le informazioni a chi di dovere, in modo che si possa intervenire prendendo i dovuti provvedimenti», ha dichiarato Motta.

«Durante un incontro svoltosi in una scuola elementare, un bambino di quinta ha affermato di aver passato cinque anni di inferno a causa dei bulli. E’ stato agghiacciante quando ha detto che nessuno se ne è accorto». In una scuola media, «una ragazzina è stata ricattata e costretta a inviare sul gruppo whatsapp della classe una sua foto nuda».

Ma anche al «Don Milani» in più di un’occasione i genitori si sono rivolti alla preside per segnalarle situazioni di disagio vissute dai loro figli a causa dei comportamenti dei compagni.

«I casi maggiori di cyberbullismo riguardano ragazzine dell’indirizzo socio sanitario, dove le classi sembrano le più tranquille. Quello che ci spaventa di più è proprio l’omertà» ha detto la preside.

E quando gli insulti e le minacce diventano insistenti, bisogna ricorrere a provvedimenti «drastici»: «Una ragazza ha chiesto addirittura di essere trasferita in un altro plesso perché veniva minacciata da un gruppo di bulle. Non è stato sufficiente cambiare classe, perché le dicevano che gliel’avrebbero fatta pagare e che l’avrebbero seguita in stazione…». E a Seveso «un ragazzo, alla fine, si è ritenuto opportuno inserirlo in una comunità». La preside, infine, ha ricordato agli studenti che la scuola mette a disposizione tanti strumenti per aiutarli; sta a loro scegliere quello che preferiscono: «Noi siamo qui, ci sono io, ci sono le insegnanti, c’è la psicologa. Decidete voi con chi parlarne, l’importante è che lo facciate».

«Parlate e fate rete tra di voi». E’ l’invito che il luogotenente Giuseppe Vantaggiato, comandante della stazione locale dei Carabinieri, ha rivolto ai ragazzi, mettendoli in guardia sulle conseguenze del cyberbullismo. Il comandante, soffermandosi sui rischi di un utilizzo improprio della rete, ha fornito consigli utili per un uso consapevole dei social network, suggerendo di non divulgare dati personali e fotografie. Ha illustrato come si manifesta il cyberbullismo, ripetendo più volte ai ragazzi, qualora si dovessero trovare in una situazione simile, di parlarne con amici, familiari e insegnanti. «Non tenetevi tutto dentro, non abbiate paura a parlare, se condividete le vostre esperienze è possibile trovare una soluzione», l’incoraggiamento del luogotenente. Poi ha cercato di sensibilizzare i ragazzi mostrando alcuni filmati. Tra questi, la testimonianza del padre della giovane Carolina Picchio, la 14enne di Novara che nel 2013 si era suicidata dopo la diffusione di un video in cui subiva violenze a una festa. Il luogotenente ha spiegato che per questi fatti sono stati indagati sei ragazzi, i responsabili della violenza e quello che aveva divulgato il video sui social: tra le accuse, anche quella di istigazione al suicidio. Ha infine messo in rilievo che l’età media dei bulli si sta abbassando sempre più e questo sta inducendo anche i magistrati a rivedere le proprie posizioni e cambiare atteggiamento, «perché anche se si è minorenni bisogna assumersi le responsabilità delle proprie azioni».

Monica Gregis (Giornale di Seregno, martedì 10 aprile 2018 pag.  )

 

Intervento

associacao Solidaria- ASO (20 aprile 2018 at 20:20) - Affiliato SOU

EMULAZIONE CI STA CON INTELLIGENZA?

A proposito di Emulazione, mi ritorna in mente una famosa frase del fu nostro Albertone nazionale; frase che proferì in un suo film a proposito di spirito di avventura, ecc…: “Anch’io vorrei girare il mondo in barca e sfidare gli oceani, per dimostrare quanto sono cogl…ne.”

Precisato questo, l’Istituto della Famiglia è fracassato sia per mancanza di requisiti educatoriali, sia per Ideologia. Fracassato è pure l’Istituto di Giustizia per i Minori: urge ricostruire Case di Rieducazione ove internare per periodi brevi e lunghi i Minori che contravvengono alla Civile Convivenza. La Società è un’impresa, deve dare profitti e non può diventare una “Corte dei Miracoli”, questo per salvaguardare interessi “interni” ed “esterni”.

In Brasile, dove opero come Operatore per la Difesa dei Diritti Sociali, sta girando un dire tra i docenti proprio a seguito di bullismo e “trasghessioni” varie: ” Il professore non e’ un educatore”( Professor nao è educador); significando che alla Scuola compete l’istruzione, ai Genitori (Pais) l’educazione (cominciando ad insegnare che al mattino quando si scende dal letto, si dà il buongiorno).

Infine, per dare risposta del “perchè un ragazzo aggredisce / insulta il docente, direi perchè non esiste punizione (quella che fa correre i brividi lungo la colonna vertebrale). Se qualcuno pensa che la gioventù che si macchia di queste e altre “trasghessione” possa essere di qualche utilità al Paese, si dia all’ippica!

Quale Verità?

Mario Guerrasio, Operatore internaz. Difesa Diritti Sociali – BR/ITA

 

 

Medinforma online
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Alessandro Corbetta a Meda: 10 carpini, 83 preferenze
https://www.medinforma.info/2018/03/16/10-carpini-83-preferenze/

POSTED BY: CORRADO MARELLI 16 MARZO 2018

La campagna elettorale si è combattuta in molti modi. Anche con le piantine di carpino.

Sintesi della notizia  (da l’altra stampa)
Alessandro Corbetta, candidato alla carica di consigliere regionale per la Lega (Nord), ha donato dieci piante di carpino alla città di Meda. E subito il Sindaco Luca Santambrogio«Considerate le caratteristiche di queste bellissime piante, il Comune sta valutando l’area idonea per procedere al loro posizionamento. Ringraziamo Alessandro Corbetta, candidato alle Regionali nel nostro collegio …».
Monica Gregis (Giornale di Seregno, martedì 27 febbraio 2019, pag. 17)

La nostra opinione.
E’ evidente che si è trattato di un esplicito sostegno (endorsement pubblicitario) a un candidato. (Nell’articolo è ripetuto due volte che si tratta di un candidato, con nome e cognome ben chiaro), come è evidente la compiacenza della giornalista nel pubblicare la notizia con tanto di foto. Alessandro Corbetta è stato effettivamente eletto consigliere regionale e a Meda ha ottenuto 83 preferenze (il numero maggiore per la lista della Lega).
Ai cittadini medesi importa poco; importa di più sapere dove sono stati (o saranno) piantati i dieci carpini donati al nostro Comune: anche questa è trasparenza.
In occasione delle elezioni ci sono stati altri donatori più o meno candidati anche in passato. Ricordiamo, ad esempio, un giovane Tallarita (candidato in FI) che aveva fatto asfaltare a sue spese le vie di una lottizzazione al Polo. Tuttavia non gli è bastato per essere eletto consigliere comunale.
Durante la prima Giunta leghista (Taveggia-Desideri 1992-1997), Medinforma aveva segnalato una morìa di platani lungo viale Brianza in concomitanza con la recinzione della ditta Moro, supponendo che la cosa fosse gradita a quest’ultima perchè poteva godere di un più comodo parcheggio. La ditta, forse ritenendo che la notizia potesse nuocere al suo buon nome, ci inviò una lettera (che conserviamo ancora in archivio) nella quale si dichiarava dispiaciuta della circostanza e offriva di piantumare a proprie spese gli spazi rimasti privi di alberi, purché l’Amministrazione Comunale gliene desse il permesso.
Girammo subito la proposta all’allora Assessore ai Lavori Pubblici, geom. Gianni Donà, che rifiutò l’offerta, affermando che l’Amministrazione Comunale non aveva bisogno dell’intervento della ditta Moro, perchè poteva avere gratis le piante dalla forestale e avrebbe provveduto quindi in proprio a ripiantumare viale Brianza. Sono passati più di 25 anni da allora: viale Brianza è ancora priva di quelle piante, che, se allora fossero state messe a dimora, oggi avrebbero raggiunto una dimensione più che discreta.
Noi siamo favorevoli alla piantumazione di alberi e all’applicazione della Legge Rutelli. Lo abbiamo scritto più di un anno fa. Aspettiamo solo che l’Amministrazione voglia metterla in atto. Per questo siamo così interessati a sapere dove verranno messi a dimora i dieci carpini donati al Comune da Alessandro Corbetta.
Corrado Marelli

P.S.: i carpini, che il Sindaco giustamente definisce “bellissime piante”, sono alberi della famiglia delle Betulaceae, abbastanza longevi (circa 150 anni), di media altezza (15–20 m), che hanno un’ampia distribuzione nell’Europa centrale. In Italia si trovano con frequenza fino a 900–1000 m a formare i boschi insieme alle querce e ai faggi. È utilizzato per formare siepi, cedui per produrre legna da ardere, per alberature cittadine e come albero ornamentale in parchi e giardini. (da Wikipedia).

Riferimenti e Collegamenti:
– Medinforma / “C’era una volta la Legge Rutelli” (9 gennaio 2017)

https://www.medinforma.info/2017/01/09/cera-una-volta-la-legge-rutelli/

 

 



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Sindacato SOU | 20 marzo 2018 at 14:40 -Intervento

 

LA POLITICA CONTEMPORANEA, PER LA MAGGIORE, PORTA IN GLORIA L’INCONSISTENTE
Il Politico in generale, farebbe apparire luce il buio!
Ci sono persone che hanno donato molto ma molto di più e di natura durevole nel tempo, ma non appaiono nè vengono nominate: non si capisce se è irriconoscenza o perchè queste azioni “fanno ombra”. Ma la colpa base è sempre del Cittadini che mettono sul piedestallo coloro che dovrebbe essere sotto il piedietallo!
Lega e M5S, campioni in quest’arte, nulla hanno a che vedere con “La Politica, un’arte nobile e difficile con la volontà di costruire per guardare lontano…”

O.S. Sindacato SOU, U.L.R.S. 7 – Meda                                                                                 

 

                                                                (IN BUONA FEDE?)                                             

Di progetti per la Sicurezza Pubblica / l’Ordine Pubblico, ce ne sono tantissimi e molto decorati/dolcificati, a seconda dell’ideologia politica e religiosa dei proponenti (siano essi privati che Istituzioni), ma purtroppo / oramai occorre lavorare sullo stato di fatto in cui ci troviamo, che è allarmante / distruttivo per l’intera Comunità, tanto da richiedere quello che il Popolo dabbene con vocabolo semplice chiede da tempo: pulizia! Da noi i reati comuni (compreso i delitti che riguardano gli istituti di Fidanzamento, Matrimonio e Famiglia) hanno superato i cosiddetti reati eversivi-terroristici (siamo arrivati ad un punto che non si può più viaggiare su treni ordinari, ormai in mano a balordi d’ogni genere con licenza di commettere di tutto e di più, e guai se Abele reagisce: processo penale e civile). Questo stato e ordine di cose possiamo, per contro, paragonarlo a quello relativo a droga / alcool: grande repressione per la droga e nulla contro l’alcool, che è di gran lunga superiore e grave; oppure, lasciare morire di stenti un bambino-a / fargli fare accattonaggio / permettergli di fare furti, ma mandargli in soccorso l’intero 112 – nuovo numero di emergenza europeo – se il depravato di turno gli fa delle “proposte” (stiamo difendendo il bambino o una morale ipocrita?). Ne conveniamo che c’è qualcosa che non quadra in questo ns. Paese?

Comunque, per rimanere con la coscienza a posto, c’è una cosa in primis che va portata a compimento: dall’attuazione dell’Istituto della Sovranità Popolare, che dal 1948 è rimasta sulla carta; quindi dalla carta deve passare al concreto (oggi chi chiede questo, viene apostrofato populista. Il regime, “una ne fa e cento ne inventa”. Qualcuno ricorda quando negli Anni ’50-‘60 un lavoratore chiedeva diritti cosa gli veniva risposto? “Lei è comunista per caso?”). Ma poichè la ns. Costituzione è senza esclamativi / non imperativa, ecco che occorrerebbe lo Statuto del Cittadino, alla stregua di altri già in essere (uno per tutti lo Statuto del Contribuente). Una sorta di Norma per l’Attuazione della Costituzione.

Per quanto riguarda il discorso delle telecamere a tutela della sicurezza fisica e patrimoniale (denominate da molti “per la repressione del dopo crimine“): ai Cittadini cosiddetti timorati di Dio non interessa il “dopo”, ma il “subito”. Le telecamere sono il “dopo”; il dopo non fa risorgere niente e nessuno. Uomini in campo 24 ore su 24! I soldi per gestire la Nazione ci sono, perché il Popolo li versa annualmente. La GdF e la Magistratura (Burocrazia Istituzionale Pubblica, assunta indirettamente dal Popolo sovrano) facciano saltare fuori questo denaro pubblico, come del resto operano contro cittadini evasori (un membro del Potere può essere indagato, arrestato e punito,mentre un membro della Funzione no? C’è qualcosa che non quadra!).

O.S. Sindacato SOU – U.L.R.S. 7 – Meda

Domicilio digitale:sou@pec.it 
 

 

A prescindere dal caso odioso e da una futura abrograzione del 2° comma dell’art. 49 della Costituzione (https://www.senato.it/1025?sezione=126&articolo_numero_articolo=59 ), il Mondo si sta distruggendo per questo odio politico-ideologico tra Progressisti e Conservatori; odi che stanno procurando un’enormità di cosiddetti reati comuni (in primis vi si possono annoverare i delitti di sangue che riguardano l’Istituto della Famiglia. L’Italia si sta allineando, per questa efferatezza, al Brasile), e di natura eversiva/terroristica, attinente alla sfera della Sicurezza nazionale. Noi crediamo che sia ora di far cessare questi odi e permettere a ciascun cittadino di poter vivere secondo i propri ideali nell’ambito degli Istituti della Famiglia / Scuola / Lavoro / Sanità / Istituto testamentario / Previdenza Sociale (è illegale fissare parametri su come, quando e sul quantum percepire in ambito pensionistico: per esempio chi ha lavorato vent’anni gli si dia dato quello che gli spetta in base ai contributi versati con gli interessi. Gli indegni rappresentanti fanno passare per elemosina l’assegno sociale che viene erogato a chi non ha raggiunto il quorum stabilito dall’INPS. Noi diciamo che chi ha lavorato 20 anni, s’è guadagnato oltre l’assegno sociale, che per il 2018 è pari a 453 euro per 13 mensilità), ecc.., permettendo invece a coloro che vogliono la cosiddetta “assistenza dalla culla alla tomba” di avere tale diritto. Per quanto riguarda il tanto discusso e bistrattato Istituto della Solidarietà a favore (non solo) dei “meno fortunati socialmente”, si appronti una specifica Cassa nazionale per la Solidarietà (a chi è dovuta. A coloro che la Natura ci dà inabili), ma non creiamo falsi alibi/cavilli per modificare dei sacrosanti diritti del Lavoratore (dipende e autonomo).

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A prescindere dal caso odioso e da una futura abrograzione del 2° comma dell’art. 49 della Costituzione (https://www.senato.it/1025?sezione=126&articolo_numero_articolo=59 ), il Mondo si sta distruggendo per questo odio politico-ideologico tra Progressisti e Conservatori; odi che stanno procurando un’enormità di cosiddetti reati comuni (in primis vi si possono annoverare i delitti di sangue che riguardano l’Istituto della Famiglia. L’Italia si sta allineando, per questa efferatezza, al Brasile), e di natura eversiva/terroristica, attinente alla sfera della Sicurezza nazionale. Noi crediamo che sia ora di far cessare questi odi e permettere a ciascun cittadino di poter vivere secondo i propri ideali nell’ambito degli Istituti della Famiglia / Scuola / Lavoro / Sanità / Istituto testamentario / Previdenza Sociale (è illegale fissare parametri su come, quando e sul quantum percepire in ambito pensionistico: per esempio chi ha lavorato vent’anni gli si dia dato quello che gli spetta in base ai contributi versati con gli interessi. Gli indegni rappresentanti fanno passare per elemosina l’assegno sociale che viene erogato a chi non ha raggiunto il quorum stabilito dall’INPS. Noi diciamo che chi ha lavorato 20 anni, s’è guadagnato oltre l’assegno sociale, che per il 2018 è pari a 453 euro per 13 mensilità), ecc.., permettendo invece a coloro che vogliono la cosiddetta “assistenza dalla culla alla tomba” di avere tale diritto. Per quanto riguarda il tanto discusso e bistrattato Istituto della Solidarietà a favore (non solo) dei “meno fortunati socialmente”, si appronti una specifica Cassa nazionale per la Solidarietà (a chi è dovuta. A coloro che la Natura ci dà inabili), ma non creiamo falsi alibi/cavilli per modificare dei sacrosanti diritti del Lavoratore (dipende e autonomo).
«E’ ormai da tempo che il Parco “Beretta Molla” è oggetto di atti vandalici: l’ultima bravata è stata quella di sradicare alcune piante, rovinando il decoro del Parco – si legge nel comunicato del Codacons – L’azione pare ancora più grave se si pensa che l’intera area verde è curata grazie alla dedizione dell’associazione cittadini quartiere Polo, che con diligenza e solerzia si occupa di tenere rigogliosa questa piccola zona totalmente green. E’ assurdo che dopo tale grande impegno da parte dei cittadini, basti l’azione di qualche malvivente a rovinare il lavoro. Vista poi l’importanza di avere dei giardini e dei parchi in città, tali azioni sconsiderate appaiono ancora più gravi. Qualche mese fa erano state sradicate e portate via delle aiuole appena piantumate, così come è successo con altri arbusti appena piantati».